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Viterbo - Molte donne denunciano e spariscono - Le parti offese sono irreperibili o non vanno a testimoniare

Processi per violenza sessuale o sfruttamento senza vittime…

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – (s.m.) – Accusa i suoi aguzzini di sequestro di persona e sfruttamento della prostituzione. Uno anche di violenza sessuale. Ma di lei non c’è più traccia.

E’ sparita prima ancora dell’inizio del processo a cui oggi manca la prova regina: il racconto della vittima. Imputati sono G.M. e V.M.D., cittadini romeni di 37 e quarant’anni. Il principio della parte offesa che denuncia e svanisce nel nulla vale per la loro vicenda giudiziaria come per decine di altri casi. Solo ieri, lo stesso copione si è ripetuto tre volte al tribunale di Viterbo.

Nel caso di G.M. e V.M.D., i giudici di via Falcone e Borsellino hanno disposto nuove ricerche della 26enne, arrivata in Italia nel 2010 con la promessa di un lavoro e ritrovatasi sul marciapiede per mantenere gli imputati, additati come i suoi carcerieri. Questo spiegò agli investigatori quando andò a sporgere denuncia, aggiungendo le botte, gli abusi sessuali – solo da parte di G.M. – e le minacce a lei e alla famiglia in Romania. Il pm Chiara Capezzuto voleva acquisire proprio le prime dichiarazioni della ragazza. Quelle più ‘vive’. Raccolte nell’immediatezza dei fatti dagli investigatori.

Anche la rogatoria internazionale chiesta per ascoltarla davanti all’autorità giudiziaria romena è andata a vuoto: la giovane donna – oggi 26enne – risulterebbe in Irlanda. Da qui, la decisione di tentare un’ulteriore ricerca nel paese anglofono.

Irrintracciabili anche altre due giovani donne, presunte vittime una di violenza sessuale e l’altra di favoreggiamento della prostituzione. Due storie agghiaccianti, per come emersero dalle indagini: la prima, venuta in Italia a 16 anni dalla Romania, avrebbe subito uno stupro al suo arrivo, dallo zio del fidanzato; l’altra, sarebbe stata spinta sul marciapiede dal compagno. Anche se i carabinieri, all’udienza di ieri, hanno ammesso di non aver mai trovato il convivente della donna nei pressi dei luoghi in cui si prostituiva, quasi sempre sulla Flaminia, tra il 2009 e il 2010.

Impossibile, almeno per ora, farle venire a deporre in aula. Per loro, il tribunale ha ordinato l’accompagnamento coattivo. Della prima, in particolare, non si sa nemmeno più se stia ancora a Viterbo o in provincia.


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17 settembre, 2014

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