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“Fiorita non ha un posto dove andare”

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Roma - L'arresto di Gianfranco Fiorita [3]

Roma – L’arresto di Gianfranco Fiorita 

Roma - L'arresto di Gianfranco Fiorita [4]

Roma – L’arresto di Gianfranco Fiorita 

L'avvocato di Fiorita Roberto Alabiso all'uscita della questura [5]

L’avvocato di Fiorita Roberto Alabiso all’uscita della questura 

Il dentista Gianfranco Fiorita [6]

Il dentista Gianfranco Fiorita 

Viterbo – (f.b.) – Gianfranco Fiorita non ha un posto dopo andare.

Ora è rinchiuso a Mammagialla, ma se dovesse essere scarcerato non ha nemmeno i soldi per pagarsi un taxi che dal carcere lo porti al centro di Viterbo.

E’ per questo che il suo avvocato, Roberto Alabiso, ha deciso di rivolgersi al sindaco Michelini per trovargli una sistemazione. Fiorita, dopo esser scappato quattro anni fa in Paraguay dove si è rifatto una famiglia lontano dai suoi creditori, è rientrato in Italia il primo settembre scorso pronto a sistemare le cose, o almeno a provarci.

“La sua intenzione a collaborare mi pare ovvia – commenta Alabiso -, altrimenti sarebbe rimasto dove stava o avrebbe preso un aereo per chissà dove. E invece è in una cella del carcere viterbese da undici giorni ormai. Ma qualora venisse liberato non sa davvero dove andare”.

Gli inquirenti, infatti, hanno sequestrato la gran parte dei suoi beni. Il dentista non ha case, non ha soldi e la sua famiglia non sembra intenzionata a collaborare con lui per aiutarlo. L’unica soluzione per il suo legale è quella di tentare attraverso il Comune di trovargli una sistemazione, anche provvisoria.

“Ho scritto una lettera al sindaco di Viterbo – continua Alabiso – nella quale illustro la situazione del mio cliente e chiedo un aiuto per trovargli un tetto. Un appartamento o anche un posto in una casa famiglia, qualsiasi cosa, pur di dargli quattro mura dove mangiare e dormire una volta fuori da Mammagialla”.

Intanto dopo il respingimento della scarcerazione del dentista da parte del giudice Rita Cialoni, l’avvocato ha già preparato un’istanza al tribunale del Riesame di Roma per reiterare la richiesta di liberazione.

“Sono anni che lo spiego ormai – prosegue il legale -: il carcere per Fiorita mi pare alquanto inutile. A maggior ragione ora che è tornato in Italia penso sia ovvia la sua buona fede. Se uscisse dal carcere è assurdo che abbia intenzione di scappare di nuovo, altrimenti non sarebbe tornato affatto.

Così come non c’è il rischio che reiteri in reato visto che non ha un euro e che, comunque, per rimettersi a lavorare avrebbe bisogno di tempo e soldi. Infine l’inquinamento delle prove: cosa potrebbe mai inquinare dopo che in quattro anni tutti i documenti necessari sono stati già acquisiti dagli inquirenti?”.


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