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Viterbo - Il deputato del Pd Alessandro Mazzoli oggi in visita al carcere: "Il calo è merito di trasferimenti e delle misure adottate dal governo, qui c’è urgenza di un mediatore culturale”

“A Mammagialla 457 detenuti”

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Alessandro Mazzoli

Alessandro Mazzoli 

La direttrice del carcere Teresa Mascolo

La direttrice del carcere Teresa Mascolo 

Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Un anno fa erano 740. Oggi sono 457, di cui 51 reclusi in regime di 41 bis. Alla casa circondariale di Viterbo il numero dei detenuti è tornato a livelli accettabili. Effetto congiunto del trasferimento dell’alta sicurezza deciso dal dipartimento tra aprile e giugno e anche delle misure adottate dal Governo per ridurre il sovraffollamento senza per questo abbassare il livello di vigilanza dello Stato”.

Lo afferma Alessandro Mazzoli, deputato del Partito democratico, oggi di nuovo in visita a Mammagialla accompagnato dalla direttrice, Teresa Mascolo. Restano comunque i nodi della carenza di personale e dell’assenza di un mediatore culturale, figura ritenuta centrale visto che il 54,5% dei carcerati è di origine straniera.

Nei mesi scorsi, i circa 150 detenuti in alta sicurezza sono stati trasferiti dal carcere di Viterbo negli istituti di Sardegna, Terni e Melfi. Questo, insieme al ricorso a misure alternative al carcere introdotto dalle nuove normative emanate nei mesi scorsi, ha consentito di superare il problema del sovraffollamento.

Cresce, proprio per effetto dell’allontanamento dell’alta sicurezza dove la maggioranza dei carcerati sono italiani, la percentuale di stranieri. Nello specifico, al momento Mammagialla ci sono 206 detenuti italiani, 93 della Romania, 40 dell’Albania, 16 della Tunisia, 11 della Georgia, 9 della Nigeria, 8 del Marocco, 6 dell’Egitto, 5 della Bosnia Erzegovina, 5 dell’India e 59 di altri Stati.

Circa 160 i detenuti che svolgono attività lavorative in maggioranza all’interno dell’istituto, come la manutenzione ordinaria dei fabbricati, le pulizie (tutte vengono svolte dai carcerati senza affidamenti a ditte esterne), la preparazione e distribuzione dei pasti, la falegnameria.

“L’elevata percentuale di stranieri – spiega Mazzoli – comporta la necessità di introdurre figure quali quelle del mediatore culturale, fondamentali per l’integrazione del detenuto all’interno del carcere e per facilitare il lavoro degli agenti”.

Il personale, invece, da pianta organica dovrebbe essere composto da 415 unità. Risultano assegnati invece solo 356 agenti ma di effettivi, tolti i distaccati, ce ne sono solo 304. Entro fine settembre, verranno assegnate 9 unità (una però nel frattempo andrà via e un’altra è già distaccata a Viterbo, quindi effettivamente le nuove forze ammontano a 7).

“Le misure adottate negli ultimi mesi in Parlamento hanno contribuito – afferma Mazzoli – a ridurre la media dei detenuti nelle carceri italiane. Nel Paese da 67mila reclusi (dato dello scorso anno) siamo passati a 54.252 (dato del 31 agosto). Tra le novità introdotte ci sono: maggiore possibilità per lo straniero di espirare la pena nel paese di origine; attenuazione degli effetti della recidiva; depenalizzazione di una serie di reati, pene detentive non carcerarie e meccanismi di probation (messa in prova) da estendere agli adulti; nuova normativa in materia di droghe e tossicodipendenza che ridefinisce la distinzione tra leggere e pesanti.

Un numero di detenuti più basso – conclude – rende più vivibili le condizioni all’interno del carcere, anche per gli agenti che svolgono un lavoro delicato. Consente anche di aumentare le attività trattamentali, restituendo alla detenzione la finalità rieducativa che le appartiene”.

Ufficio stampa Alessandro Mazzoli


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20 settembre, 2014

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