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Viterbo - Operazione Anubi - Domiciliari sostituiti con l'obbligo di firma

Business dei morti, un altro necroforo torna libero

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Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Operazione Anubi - arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle - Il passaggio di denaro

Operazione Anubi – Arrestati tre necrofori della camera mortuaria di Belcolle – Il passaggio di denaro

Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

Viterbo – Business dei morti, revocati i domiciliari a un altro dei necrofori dell’operazione Anubi.

Dopo Fabrizio Valleriani, torna libero anche Carlo Eleuteri. Il gip di Viterbo Francesco Rigato ha accolto la richiesta dei suoi avvocati Fiorenzo Buzzi e Barbara Calmanti: niente più domiciliari ma solo obbligo di firma, tre volte a settimana. A giorni, il gip dovrà valutare anche la posizione di Floriano Franklin Canela, anche lui necroforo di Belcolle, arrestato a maggio per corruzione insieme ai colleghi. L’unico che, al momento, è ancora ai domiciliari.

Intanto, si sarebbero conclusi gli interrogatori degli altri 34 indagati, quasi tutti titolari di agenzie di pompe funebri tra Viterbo e provincia, Roma e Civitavecchia. 

Il meccanismo ipotizzato dal pm Paola Conti è semplice quanto agghiacciante: i morti sarebbero diventati un’occasione di business per i necrofori e gli impresari di pompe funebri.

Per accaparrarsi più funerali e stracciare la concorrenza, i titolari delle aziende coinvolte avrebbero allungato ai necrofori banconote da 50 euro. Tutto documentato dalle intercettazioni ambientali raccolte dalla procura. E di banconota in banconota, ciascuno dei necrofori riusciva a mettere insieme un altro stipendio mensile di circa 1500 euro, sempre secondo le indagini. Per un totale di 30mila euro annui da dividere in tre.

Nell’ordinanza di custodia cautelare che ha mandato ai domiciliari solo i necrofori, lasciando gli altri a piede libero, il gip parla di “sistema rodato e consolidato”. Nonostante questo ha respinto la richiesta di giudizio immediato avanzata dal pm Paola Conti, che ritiene di avere prove schiaccianti contro i necrofori, al punto da volere un processo veloce, separato dagli impresari funebri.

I necrofori avrebbero segnalato i decessi, messo a disposizione la camera mortuaria più grande o l’avrebbero aperta prima dell’orario stabilito. Accorgimenti che, per gli inquirenti, indicherebbero una chiara volontà di favorire l’impresa funebre di turno. Uno dei tre necrofori che si sottopose all’interrogatorio di garanzia davanti al gip ammise che lui e i colleghi prendevano dai 10 ai 15 euro per prestazioni extra chieste dalle agenzie funebri, tipo montare la camera ardente o vestire i defunti da capo a piedi. Nient’altro che mance, in pratica. Ma per servizi che non rientravano nelle loro mansioni di pubblici ufficiali.

A mettere in moto gli investigatori, nel settembre 2013, fu l’esposto del direttore sanitario di Belcolle Giuseppe Cimarello, intervenuto su segnalazione di alcune imprese funebri. Precisamente, quelle che rimanevano escluse dall’assegnazione dei servizi funerari.

L’esposto arrivò sulla scrivania del pm Paola Conti, che per le indagini ha delegato i carabinieri del nucleo investigativo di Viterbo, coordinato dal capitano Giovanni Martufi. L’inchiesta è ancora aperta.


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2 ottobre, 2014

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