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Viterbo - Inchiesta Red Zoll - Evasione fiscale - Rogatoria internazionale per acquisire documenti - Liberi i commercialisti indagati, uno chiede il patteggiamento

Fratelli Marchetti, gli investigatori in Germania

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Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale

Elio Marchetti prima dell’arresto, all’uscita dagli uffici della stradale

Catia Marchetti

Catia Marchetti

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Operazione Red Zoll, la conferenza per illustrare i dettagli

Operazione Red Zoll, la conferenza della polstrada per illustrare i dettagli

Viterbo – Inchiesta Red Zoll, rogatoria internazionale.

Per acquisire documenti utili sono arrivati fino in Germania.

L’indagine sui fratelli Elio e Catia Marchetti e sul giro di auto dall’estero per evadere l’Iva è chiusa.

Restano gli ultimi dettagli da mettere a punto prima del processo con rito immediato fissato a novembre.

La trasferta degli investigatori in Germania sarebbe di pochi giorni fa. Nelle concessionarie tedesche, gli agenti della polstrada sarebbero andati a cercare documenti contabili che riportano al salone Gold Group di via della Palazzina, gestito da Elio Marchetti.

Per l’imprenditore l’arresto è scattato ai primi di luglio. Evasione fiscale l’accusa, insieme a tutta una serie di reati tributari. In manette insieme a lui finirono la sorella Catia e i due commercialisti romani padre e figlio Bruno e Luca Giordani. Solo i due consulenti sono tornati in libertà da un paio di settimane. Il padre Bruno avrebbe chiesto il patteggiamento e ora aspetta l’udienza.

Evasione fiscale con società cartiere gestite da prestanome. Ma alla procura non bastava. Il pm Fabrizio Tucci voleva includere nel quadro accusatorio anche il reato di associazione a delinquere. Richiesta portata davanti al tribunale del Riesame di Roma con un ricorso in appello che i giudici hanno respinto.

La rogatoria internazionale servirà a rendere ancora più voluminoso il fascicolo del pubblico ministero. Si parlerebbe di atti acquisiti anche presso alcune motorizzazioni tedesche. Le stesse che avrebbero rilasciato le targhe rosse di importazione temporanea che hanno dato il nome all’inchiesta “Red Zoll”. Proprio in base a queste targhe sarebbe stato possibile rendere le false dichiarazioni all’Agenzia delle entrate che sono state il punto di partenza dell’indagine, l’anno scorso.

L’Agenzia delle entrate è un anello decisivo nell’immatricolazione delle auto perché decide il regime di Iva da applicare. L’agenzia viterbese era stata allertata dalla motorizzazione civile di Palermo: alcuni soggetti residenti nel Viterbese avevano chiesto il rilascio di targhe e carte di circolazione italiane dichiarando di aver acquistato i veicoli usati da immatricolare direttamente da rivenditori tedeschi e di poter fruire, quali ”acquirenti occasionali”, dell’esenzione dall’obbligo di corrispondere l’Iva in Italia. In realtà, gli interessati avevano comprato le auto nella concessionaria viterbese.

Diverse le modalità di evasione di imposta scoperte dalla polstrada: dalla tecnica di far rientrare gli acquisti nel più vantaggioso sistema dell’Iva al margine,  alle fatture false emesse da società schermo gestite da prestanome. E poi le targhe di importazione temporanea e le carte di circolazione contraffatte.

Il bilancio è di quattro arrestati, otto denunciati e più di 6 milioni di Iva evasa, con un sequestro preventivo per equivalente. Il tribunale del Riesame lo ha ridotto a 4,5 milioni. Ma per la difesa l’importo resta eccessivo. Gli avvocati sono fiduciosi di poterlo dimostrare – magari al processo con rito immediato – con una consulenza.

In realtà, i Marchetti non avrebbero ancora deciso se andare a processo subito o chiedere riti alternativi. L’abbreviato o il patteggiamento, oltre allo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, garantirebbero ai due fratelli anche qualche beneficio in più. Diversamente dai due commercialisti, tornati in libertà, Elio e Catia Marchetti sono ancora ai domiciliari a tre mesi e mezzo dal blitz della polstrada. E non c’è verso di farli uscire.

Finora, le richieste di scarcerazione della difesa sono state rigettate puntualmente. Il termine massimo di custodia cautelare è di sei mesi. Rischiano di restare reclusi in casa fino al nuovo anno.


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19 ottobre, 2014

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