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Processo Cev - Interrogatorio fiume dell'ex sindaco e dell'altro imputato Claudio Ciucciarelli

Gabbianelli si difende per più di quattro ore

Giancarlo Gabbianelli a una delle passate udienze

Giancarlo Gabbianelli in una delle passate udienze

Gabbianelli a una delle passate udienze con il suo avvocato Massimo Rao Camemi

Gabbianelli in una delle passate udienze con il suo avvocato Massimo Rao Camemi

I pm Franco Pacifici e Paola Conti

I pm Franco Pacifici e Paola Conti

Le slide in aula proiettate sul maxischermo

Le slide in aula proiettate sul maxischermo

Il pm Pacifici illustra le slide in aula

Il pm Pacifici illustra le slide in aula

Le slide in aula

Le slide in aula

L'ingegnere Claudio Ciucciarelli

L’ingegnere Claudio Ciucciarelli

Viterbo – Più di quattro ore a difendersi dalle accuse dei pm (fotogallery – slide).

Tanto è durato l’interrogatorio in aula di Giancarlo Gabbianelli, ex sindaco di Viterbo in quota An, alla sbarra al processo Cev. Su di lui, le accuse di abuso d’ufficio e associazione a delinquere. L’ultima, contestata a 17 imputati su 26.

Lui si descrive come “uno che fa politica da quando aveva i calzoni corti e di cui tutti conoscono limpidezza e trasparenza”. Anche per questo ha rinunciato alla prescrizione di tutti i reati. E anche per questo, a suo dire, l’associazione a delinquere fa acqua da tutte le parti: “Potevo associarmi con Attilio Moretti, che prima di essere presidente del Cev è stato assessore quando io ero all’opposizione? E poi perché? Per favorire imprenditori che lavoravano col comune già prima del mio mandato e hanno continuato anche dopo?”.

E’ quello che sostengono i pm Paola Conti e Franco Pacifici, con tanto di maxischermo e slide in aula: per loro, i servizi che il comune affidava al Cev e che il Cev subappaltava erano appannaggio di una ristretta cerchia di imprenditori consorziati. Ma Gabbianelli precisa di non aver avuto voce in capitolo nella costituzione del consorzio.

L’obiettivo del progetto di riorganizzazione dei servizi agli albori del 2000, con l’ex dg del comune di Pesaro Giovanni Rubini, era ritagliare spazi maggiori per l’imprenditoria locale. Che non significava favorire tizio o caio, puntualizza Gabbianelli. Secondo l’ex sindaco, gli imprenditori non dovevano fare niente di più di quello che hanno fatto: “consorziarsi e mettere in atto le procedure previste per entrare nel Cev”. Di tutto il resto, dalla nascita del consorzio ai subappalti alle imprese, Gabbianelli dice di non essersi occupato. “Noi remuneravamo il Cev e facevamo un contratto col Cev – spiega l’ex sindaco in udienza -. Come venivano pagati gli imprenditori non era un problema del comune”.

Per l’accusa, ci sono sempre quegli importi fatturati extracontratto che il comune avrebbe pagato. E che non sarebbero andati al Cev, ma alle imprese consorziate. Anche questa, comunque, non è materia dell’ex sindaco. “Le uscite erano autorizzate dai dirigenti. Io mi fidavo. Qualora emergessero irregolarità, sarei qui come parte offesa”, replica Gabbianelli.

I pm vogliono sapere quale fosse la convenienza di mantenere una struttura come il Cev che, per l’accusa, “costava il 10 per cento del contratto”, anziché affidare direttamente a ditte esterne. Per Gabbianelli, i cittadini erano soddisfatti. Ieri più di oggi, forse, considerato che “il servizio di raccolta rifiuti costa 2 milioni in più di quanto costava al Cev, nonostante sia notorio che la differenziata abbatte il prezzo”.

Il sindaco aveva dalla sua una sfilza di pareri legali favorevoli. Gli affidamenti diretti sono continuati anche dopo l’insediamento dei cosiddetti “tre saggi”, il pool di esperti chiamato a controllare le partecipate. Gabbianelli racconta che Cev e Francigena “facevano maggioranza con l’opposizione” e che lui stesso era “all’opposizione, durante il suo secondo mandato”. E quanto ai trasferimenti dei dirigenti in zona Porta Romana, per lui erano semplici rotazioni. “Andavano in un ufficio estremamente importante. Fu interpretato come un demansionamento, invece fu l’opposto”.

Dopo di lui, parla l’ingegnere Claudio Ciucciarelli, imputato per concussione, corruzione e turbativa d’asta.

Il reato più grave di concussione è per i 32mila euro che Ciucciarelli avrebbe avuto da un subappaltatore del Cev, parte civile al processo. Lui smentisce: “Nessuna dazione”. Anzi. “Era lui che mi doveva dei soldi. Gli ho fatto progetti e consulenze per cinque anni. Ho ricevuto appena 7mila euro nel 2004”.

Il processo continua a dicembre. Parlerà ancora Ciucciarelli, poi i primi testimoni delle difese. 

18 ottobre, 2014

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