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Viterbo - Così Edoardo Chiti, professore di Diritto amministrativo nell’Università degli studi della Tuscia

“Giurisprudenza, un corso multidimensionale”

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Una veduta di Viterbo dall'alto

Una veduta di Viterbo dall’alto

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Le prime settimane dell’anno accademico hanno un gusto particolare.

Le aule dei corsi del primo anno sono affollate di matricole che fanno il proprio ingresso nella comunità accademica, conoscono i propri colleghi, incontrano i docenti con i quali lavoreranno, familiarizzano con spazi diversi da quelli delle scuole dalle quali provengono.

Insieme a loro, vi sono studenti che curiosano tra più corsi di laurea, senza aver fatto ancora una scelta definitiva – nelle università inglesi lo chiamano shopping around – e gli studenti degli anni successivi, che danno informazioni, dritte, consigli. È un bel momento, che al complesso San Carlo, splendida sede del Distu, stiamo vivendo dal 29 settembre, data di avvio dei corsi di laurea gestiti dal Dipartimento, e che troverà il suo culmine con la lezione inaugurale che il presidente della suprema Corte di cassazione, Giorgio Santacroce, terrà il 10 ottobre.

L’obiettivo del gruppo dei docenti del corso di laurea in Giurisprudenza è fare sì che gli studenti conservino lo stesso entusiasmo per l’intero percorso di studi. E siamo persuasi che il nostro corso presenti tutte le condizioni perché questo obiettivo possa essere raggiunto.

Esso, infatti, non si limita a chiedere agli studenti uno studio approfondito, regolare e costante. Intende offrire una formazione che tenga conto delle profonde trasformazioni in atto, dotare degli strumenti per operare in uno spazio globale e interconnesso, fornire la possibilità di stabilire dei proficui rapporti con il mondo del lavoro. È a questi aspetti che stiamo dedicando grande attenzione.

Porto l’attenzione su quattro aspetti importanti, tra i molti che caratterizzano il nostro percorso di studi.

Il corso di laurea in Giurisprudenza, anzitutto, ha una forte vocazione “multidimensionale”. Dà solide basi in tutte le varie discipline giuridiche, mettendo gli studenti nella condizione di riconoscere e risolvere problemi di diritto positivo. Ma posiziona lo studio del diritto nazionale nel più ampio contesto giuridico europeo e internazionale. Presta particolare attenzione alla dimensione storica degli istituti e delle discipline, senza la quale non vi può essere alcuna comprensione profonda del diritto positivo. Ancora, combina lo studio del diritto con quello delle discipline economiche, dedicando particolare attenzione, ad esempio, al funzionamento del mercato e della regolazione economica.

Il secondo aspetto è quello delle tecniche di insegnamento. La formazione del giurista non può non passare, naturalmente, dall’apprendimento di nozioni e discipline. Ma i modi di insegnamento tradizionali possono essere accompagnati da metodi che valorizzano lo scambio ragionato degli argomenti tra docenti e studenti e il “gioco con le regole”.

Un esempio del primo è l’utilizzazione, in molti corsi, di sentenze e altri materiali giuridici che consentono di approfondire lo studio degli istituti e delle nozioni con l’attenzione alla law in action, all’applicazione concreta di principi e regole. Un esempio della seconda tecnica è il laboratorio giuridico J-Argo, nel quale gli studenti si misurano con problemi concreti e sono chiamati a sviluppare e confrontare tesi tra loro alternative. È un esperimento molto interessante e gradito dagli studenti, che richiede un atteggiamento creativo nei confronti del materiale giuridico.

Un terzo aspetto che è importante richiamare è l’attenzione che mettiamo nell’apertura globale. Il giurista del futuro non potrà che essere un professionista di un mondo che va molto oltre i confini nazionali. Dovrà avere la capacità, la forza e il coraggio necessari per navigare in un mare grande e aperto. Noi intendiamo dare a questo giurista gli strumenti di cui avrà bisogno. Il primo, e più ovvio, è la conoscenza dell’inglese, il cui insegnamento si presenta, quest’anno, in modo del tutto rinnovato e sfrutterà le capacità informatiche del Dipartimento. Un secondo strumento è quello dell’Erasmus, al quale il Dipartimento attribuisce particolare importanza.

Un terzo strumento è l’offerta di corsi giuridici in lingua inglese. L’anno passato, ad esempio, sono stati organizzati due Seminars on European Law, svolti interamente in lingua inglese e dedicati a European Labour Law e European Food. Tra poche settimane pubblicheremo il programma dei corsi di quest’anno, che avranno luogo nel secondo semestre. L’esortazione agli studenti è quella di non lasciarsi sfuggire queste occasioni. La fatica sarà ripagata.

L’ultimo aspetto è quello del rapporto con il mondo del lavoro. In questo momento di grandissima difficoltà, stiamo cercando di fare tutto il possibile affinché gli studenti stabiliscano sin dal proprio corso di studi una serie di relazioni con il mondo del lavoro. Un canale importante è quello dei tirocini. Gli studenti di Giurisprudenza hanno l’opportunità di effettuare un tirocinio presso uno dei molti enti convenzionati. Con cadenza quadrimestrale, il Dipartimento, che sta facendo un grande lavoro su questo versante, pubblica un avviso per raccogliere le manifestazioni di interesse degli studenti e decide circa l’assegnazione di questi ultimi, tenendo conto delle preferenze espresse e di criteri di merito. È un’opportunità formidabile, che offre allo studente una prima comprensione del mondo del lavoro.

Tra le altre iniziative, stiamo lavorando a un ciclo di incontri denominato “Cosa fare per”, nei quali gli studenti avranno modo di conoscere e dialogare con professionisti ed esponenti di organizzazioni pubbliche e private, che racconteranno la propria esperienza e daranno suggerimenti e consigli.

Edoardo Chiti


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9 ottobre, 2014

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