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Pazienti e Petroselli davanti alla commissione antimafia

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Francesco D'Uva, parlamentare 5 Stelle, all'ultima udienza del processo Manca [4]

Francesco D’Uva, parlamentare 5 Stelle, all’ultima udienza del processo Manca

Francesco D'Uva, parlamentare 5 Stelle, fuori dal tribunale di Viterbo con Gianluca Manca e Massimiliano Bernini, all'ultima udienza del processo Manca [5]

Francesco D’Uva, parlamentare 5 Stelle, fuori dal tribunale di Viterbo con Gianluca Manca e Massimiliano Bernini, all’ultima udienza del processo Manca

Attilio Manca, l'urologo trovato morto nel 2004 [6]

Attilio Manca, l’urologo trovato morto nel 2004

La conferenza stampa della procura di Viterbo sul caso Manca [7]

La conferenza stampa della procura di Viterbo sul caso Manca

Angela e Gianluca Manca con il loro avvocato Antonio Ingroia [8]

Angela e Gianluca Manca con il loro avvocato Antonio Ingroia

Viterbo – Procura di Viterbo all’esame della commissione antimafia.

Il capo degli inquirenti viterbesi Alberto Pazienti e il pm Renzo Petroselli potrebbero ben presto essere chiamati a riferire in Parlamento sul caso Attilio Manca. Lo annuncia il quotidiano “I quaderni dell’Ora”. Lo conferma il deputato 5 Stelle Francesco D’Uva, parlamentare della commissione antimafia.

“C’è sicuramente questa volontà – afferma il deputato -. Chiaramente neanche noi sappiamo ancora tempi e modi, ma sulla procura di Viterbo è stato deciso questo. Che i convocati saranno Pazienti e Petroselli mi sembra naturale: vogliamo farci un’idea nostra e, in questo, il capo della procura e il magistrato titolare del fascicolo possono aiutarci meglio di chiunque altro”.

L’audizione dei familiari di Attilio Manca davanti alla commissione parlamentare antimafia riunita a Messina è di appena due giorni fa. Il fratello e la madre hanno elencato nuovamente tutti gli interrogativi sulla morte dell’urologo di Belcolle, avvenuta dieci anni fa nella sua casa a Viterbo. Dalle siringhe con cui Attilio si sarebbe iniettato l’eroina, ritrovate accuratamente richiuse col tappo salva-ago, alle lesioni sul cadavere del medico 35enne: setto nasale deviato, genitali gonfi e pieni di lividi, labbra tumefatte. Lesioni cui, secondo il racconto dei familiari, non si farebbe alcun accenno nella relazione stilata dal medico legale dopo l’autopsia.

Davanti ai giornalisti, nella conferenza stampa [9] indetta alla chiusura delle indagini, gli inquirenti viterbesi hanno ribadito di non aver mai pensato a un suicidio, ma a un’overdose. Mentre per la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi, il caso Manca avrebbe più le sembianze di un omicidio. Come sostengono da anni i familiari: omicidio di mafia, per eliminare il medico che aveva operato Bernardo Provenzano. 

“La commissione è rimasta molto colpita dalle parole e dal contegno di Angela Manca – spiega Francesco D’Uva -. La volontà è quella di indagare e fare inchiesta, perché la commissione antimafia è anzitutto una commissione d’inchiesta. Tutti i gruppi parlamentari sono d’accordo nel cominciare questo percorso che dovrà poi concludersi con una relazione finale. Quanto alla procura di Viterbo, sarà un’audizione libera. Bisognerà stabilire una data in base anche agli impegni dei procuratori”. Gli interessati, per ora, non avrebbero ricevuto alcuna convocazione. “Non c’è stata – spiega D’Uva – ma ci sarà”.

Non è la prima volta che il caso Manca arriva fino in commissione antimafia. Ad aprile, il capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Michele Prestipino, chiamati a riferire dal deputato 5 Stelle Giarrusso, liquidarono il caso come “una questione di sessanta secondi” [10].

Prestipino disse che in quella vicenda dell’operazione di Provenzano a Marsiglia, ricostruita minuto per minuto, “non c’è mai stata traccia di Attilio Manca”. Succedeva sei mesi fa.

Ma nel frattempo ci sono state anche le dichiarazioni del killer dei Casalesi Giuseppe Setola davanti ai pm di Palermo [11], già acquisite dalla stessa procura nazionale antimafia, guidata da Pignatone.

Noi crediamo che la vicenda Manca sia un campo da esplorare – conclude D’Uva -. Finora, nessuno ha mai escluso che Provenzano possa aver trascorso in provincia di Viterbo una parte della sua convalescenza. Pignatone e Prestipino parlano in qualità del loro doppio ruolo di procuratori a Roma e di magistrati che, a Palermo, si occuparono delle indagini su Provenzano. Dai loro atti, non risulta nulla. Ma all’epoca, forse, nessuno era stato indirizzato a cercare la verità su Attilio Manca nella latitanza di Provenzano. La commissione antimafia, da sola, non potrà fornire la verità giuridica. Semmai vogliamo delineare una verità storica ed, eventualmente, dare un contributo per stabilire la verità giuridica. Abbiamo magistrati in commissione che potranno darci una grossa mano”.


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