--
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Università della Tuscia - Grazie al contributo del laboratorio di Dioniso che torna a Tarquinia per il secondo meeting dell’Auloi/Tibiae Revival Project

Ricostruito un antico doppio flauto

Bassano-Presepe-19-560x60

Condividi la notizia:

Gli esperti al lavoro sul doppio flauto

Gli esperti al lavoro sul doppio flauto

Gli esperti al lavoro sul doppio flauto

Gli esperti al lavoro sul doppio flauto

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Un nuovo appuntamento con il laboratorio di Dioniso, che torna a Tarquinia per il secondo meeting dell’Auloi/Tibiae Revival Project, un percorso scientifico e artistico che ha condotto allo studio e quindi alla ricostruzione di uno strumento musicale aerofono, conosciuto dai greci come aulos e dai romani come tibia: il cosiddetto “doppio flauto”, con tutta probabilità progenitore dell’oboe, strumento molto diffuso e ampiamente utilizzato sulle sponde del Mediterraneo e oltre.

Un vero e proprio viaggio alla scoperta delle tradizioni legate all’uso e al suono degli strumenti, reso possibile dall’Emap (European Music Archaeology Project) un progetto che si propone di promuovere il crescente interesse per gli studi musicali in ambito archeologico, riportando in vita gli strumenti musicali in uso nelle antiche civiltà dell’Europa, permettendo al pubblico di avvicinarsi alle sonorità e alle tradizioni musicali di uno spazio che si estende dal Paleolitico Superiore (circa 40 mila anni prima di Cristo) e abbraccia le civiltà classiche del Mediterraneo, il Centro e il Nord Europa, fino al Medioevo.

Dopo le prove aperte al pubblico nei saloni del Comune di Tarquinia, che il 3 giugno dell’anno scorso ha firmato l’accordo economico con l’Unione europea, le note del passato rivivono in un concerto finale che si terrà il 15 ottobre alle 19 all’Università della Tuscia, all’Auditorium del complesso di santa Maria in Gradi.

La performance inaugura il quinto General Meeting dell’Emap, che riunirà proprio a Viterbo dal 15 al 17 ottobre i rappresentanti delle istituzioni europee coinvolte nelle attività di ricerca e divulgazione, ovvero Italia, Germania, Spagna, Regno Unito, Svezia, Austria e Cipro.

L’Emap riunisce idealmente musica e archeologia, scienza e arte, grazie al lavoro di conservatori ed artigiani, università, centri di ricerca e di divulgazione, enti locali (tra cui la Regione Lazio) e coinvolge in prima persona il dipartimento di scienze dei Beni Culturali dell’Università della Tuscia, grazie a un team di docenti e professionisti esperti nel settore.

Tra i docenti coinvolti nel progetto, Stefano De Angeli, project manager per la Tuscia, professore associato di archeologia classica al dipartimento di Scienze dei Beni Culturali (Disbec). Inoltre, Marina Micozzi e Chiara Bernardini, etruscologa, Gian Maria Di Nocera, esperto di preistoria, Carlo Pavolini, archeologo classico e Roberto Buongarzone, egittologo.

“Lo staff, in particolare – spiega il professor De Angeli – si occupa dell’individuazione e ricostruzione di strumenti musicali che provengono dai siti archeologici del periodo etrusco e romano , studiandone le caratteristiche e i contesti d’uso”.

Al team si aggiunge il prezioso contributo del laboratorio di diagnostica per la Conservazione e il Restauro “Michele Cordaro”, diretto dal professor Ulderico Santamaria, tramite le ricerche condotte in particolare dalla prof.ssa Claudia Pelosi, docente di chimica analitica e dalla dott.ssa Giorgia Agresti, “le quali si occupano di condurre le analisi degli strumenti antichi in bronzo recuperati in contesti etruschi, al fine di ricostruirne la lega originale”, conclude De Angeli.

Il tutto finalizzato a una mostra itinerante e interattiva, Archaeomusica: Exploring the Sounds and Music of Ancient Europe, che sarà allestita per la prima volta a Malmo (Svezia) nel maggio 2016 e in seguito presso le varie sedi dei partners coinvolti, tra cui, in conclusione del progetto, Roma.

Università della Tuscia

 


Condividi la notizia:
13 ottobre, 2014

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR