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Viterbo - La donna sarà ascoltata a giorni con le modalità dell'incidente probatorio

Violenza sessuale sul treno, parla la vittima

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B.V., l'uomo arrestato

B.V., l’uomo arrestato

B.V., l'uomo arrestato

B.V., l’uomo arrestato

Gli agenti della polfer mostrano i pantaloni strappati della donna

Gli agenti della polfer mostrano i pantaloni strappati della donna

I pantaloni strappati della donna

I pantaloni strappati della donna

Viterbo – Violenza sessuale sul treno, parla la vittima.

L’aggressione alla stazione raccontata dalla donna che l’ha denunciata.

Servirà a questo l’incidente probatorio fissato per i prossimi giorni al tribunale di Viterbo.

La 40enne camerunense dovrà spiegare in aula quello che è successo la sera del 20 agosto, quando è stata soccorsa dalla polfer, in stato di shock. Ai poliziotti, ha detto subito di aver subìto un tentativo di violenza sessuale. 

Gli agenti, richiamati dalle urla della donna, sarebbero intervenuti quando il presunto aggressore, un 42enne romeno, le aveva già strappato i pantaloni e la teneva prona e ferma.

Una scena terribile. Ma B.V., l’operaio finito in manette con l’accusa di violenza sessuale, l’ha sempre raccontata diversamente ai suoi avvocati.

Tanto per cominciare, lui e la 40enne non erano due estranei. All’interrogatorio di garanzia davanti al gip, il 42enne ha spiegato che la donna era stata la sua convivente per un periodo. La relazione si era interrotta già da qualche mese, ma B.V. sospettava che la donna fosse incinta e che il bambino fosse suo. Per questo avrebbe cercato di convincerla a tornare a vivere con lui a Roma e ad andare in ospedale il prima possibile per accertamenti. 

Lui dice di aver incontrato la donna la mattina del 20 agosto a Roma. Insieme sarebbero andati a Orte. Poi a Viterbo, dove, intorno alle 18, il treno si è fermato alla stazione di Porta Fiorentina. E’ a quel punto che la 40enne ha chiesto aiuto ai poliziotti, sbattendo le mani sul vetro del convoglio.

Quella serie di spostamenti in treno dalla capitale alla provincia e poi al capoluogo, non hanno comunque convinto il gip Francesco Rigato, che ha deciso di tenerlo in carcere.

Il pm Chiara Capezzuto ha chiesto l’incidente probatorio per raccogliere una testimonianza della donna, da utilizzare eventualmente in futuro. Specie qualora la signora decidesse di tornare al suo paese d’origine. In tal caso, sarebbe difficile – se non impossibile, come nella stragrande maggioranza dei casi – farla tornare in Italia per testimoniare al processo, così come agire tramite rogatoria internazionale. Entrambe le procedure allungherebbero i tempi.

Ecco perché la deposizione che la 40enne renderà tra pochi giorni sarà importante al punto da decidere la sorte giudiziaria di B.V.. Nel caso in cui la signora ritrattasse, non è escluso si possa profilare anche una richiesta di archiviazione. Se invece confermerà le accuse, l’indagine andrà certamente avanti. E quello che la donna avrà valore di prova in un possibile futuro processo.


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1 ottobre, 2014

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