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L’Irriverente - Job act, l'analisi del testo firmato da Renzi e Poletti

Ma il disegno di legge sul lavoro com’è scritto?

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini 

Viterbo –  Nessun giornale o tv ne ha esposto tutto il testo, ma il disegno di legge sul lavoro firmato Renzi e Poletti, approvato dal senato, poi dalla camera e ora di nuovo al senato, si legge davvero bene. Come un bell’editoriale di giornale. Di quelli che tutto dicono senza troppo specificare o chiarire i particolari.

Insomma, niente a che vedere con articoli e commi scritti dai giuristi, quelli cioè che conoscono il diritto e spaccano in due il capello per non lasciare spazi (quando ci riescono; poche volte) alle interpretazioni a piacere.

Qui, si coglie invece l’abile e spigliata mano di una ministra come la signora Madia, deputata alla semplificazione.

Qualche esempio?

Anzitutto è precisato che la disoccupazione dev’essere “involontaria”, un aggettivo davvero importante, e le tutele che il governo stabilirà si baseranno sul “coinvolgimento attivo di quanti siano espulsi dal mercato del lavoro”. Cioè?

Qualche precisazione in più per questo “coinvolgimento attivo” sarebbe stata opportuna se non dovuta per evitare futuri ricorsi e stante che, secondo Costituzione, il parlamento è tenuto a indicare al governo “principi e criteri” (art.76) quando lo autorizza a decretare. Sempreché, non si ricomprenda in essi il riferimento alla “storia contributiva” dell’ex lavoratore citata subito dopo. “Storia contributiva” può andar bene in un articolo di giornale, ma in una norma di legge, com’è da interpretare?

Poco più avanti, sulle virtù semplificatrici prevalgono d’improvviso gli istinti legulei del Palazzo che sconfiggono la Madia con una bordata di: “…riferimento all’art.2 del D.L. 30.10.1984, n.726 convertito con modificazioni nella legge 19 .12.1984, n.863 nonché messa a regime di cui all’art.5, commi 5 e 8 del D.L. 20.5.1993, n.148 convertito con modificazioni nella legge…” E via numerando.

Uno pari tra burocrati e semplificatori, i quali subito si prendono la rivincita con un affondo di “ rimodulazione… con omogeneizzazione…. universalizzazione del campo di applicazione dell’ASpl…”,dove non manca il rituale “coinvolgimento attivo del beneficiario nello svolgimento di attività a beneficio delle comunità locali”. Che cosa sono queste? La Costituzione non le nomina e parla invece di “enti autonomi”. E’ una abrogazione indiretta dell’art. 114 della Carta?

Sempre per semplificare, si istituisce una nuova Agenzia per l’occupazione e, finalmente, con riferimento solo ad essa, vengono nominate in una legge sul lavoro “le parti sociali da coinvolgere”.

Chissà poi come il governo, per “introdurre modelli sperimentali”, individuerà le “buone pratiche realizzate a livello regionale” indicate al punto 4 lett.q). Nessun criterio per definire questa “bontà” e allora nessun freno alla fantasia creativa di Renzi & C, con buona pace del parlamento omissivo.

Per il cuore del provvedimento, solo una riga al senato: “previsione per le nuove assunzioni del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti” ed alcune indicazioni non esaustive strappate dalla camera. Quasi che già ne esista una definizione univoca, insomma che si sappia con certezza giuridica di cosa si tratta. Niente di ciò e anche qui, per il governo: decreto libero.

E’ costituzionale questo? Anzi, è democratico un modo di legiferare così?

Per non dire, infine, del nuovo intervento fiscale per l’occupazione femminile, il “tax credit”.

C’è scritto proprio e solo così al punto 9, lett.c. Come se una legge italiana, che dovrebbe essere scritta in italiano, possa rimandare, tout court (qui, ci sta bene) a due parole dell’ordinamento anglosassone, di un paese che, a dirla tutta, non fa neanche parte della zona euro.

Però, Tony Blair, da antico protettore (o promotore) del nuovo corso governativo, nei giorni scorsi è tornato a parlare tanto bene di Renzi.

Quanto a noi, chi vivrà vedrà.

Renzo Trappolini


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29 novembre, 2014

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