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Viterbo - Processo Red Zoll - Disposta per valutare l'entità della presunta evasione - A dicembre il tribunale affiderà l'incarico

Fratelli Marchetti, via alla perizia fiscale

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Catia Marchetti

Catia Marchetti

Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale

Elio Marchetti all’uscita dagli uffici della stradale, prima di essere portato in carcere

Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale

L’arresto di Marchetti

Il deposito auto di Marchetti, sottoposto a sequestro

Il deposito auto di Marchetti

Viterbo – Giro di auto dall’estero, prima udienza per l’evasione milionaria dei fratelli Elio e Catia Marchetti.

Ieri mattina sono comparsi entrambi davanti al giudice Eugenio Turco, per l’inizio del processo “Red Zoll”. L’operazione prendeva il nome dalle targhe rosse di importazione usate per rendere false dichiarazioni all’Agenzia delle entrate, durante l’immatricolazione delle auto importate dalla Germania.

Per gli inquirenti ammonterebbe a 6 milioni di euro la presunta evasione fiscale realizzata dai fratelli Marchetti. Importo che il tribunale del Riesame aveva limato al ribassi a 4 milioni e mezzo e che ora andrà ricalcolato con una perizia fiscale.

Il giudice l’ha disposta su richiesta delle difese, rappresentate dagli avvocati Francesco e Roberto Massatani e Marco Valerio Mazzatosta. La prossima udienza servirà per incaricare un perito, ma anche per dibattere sul voluminoso fascicolo del pm: una lunga pila di documenti da migliaia e migliaia di pagine, che i difensori, certamente, cercheranno di sfoltire.

Sulla richiesta di revoca dei domiciliari per gli imputati, il tribunale ha preso tempo. Il pm Fabrizio Tucci l’ha definita come “l’ultima di una lunga serie di istanze”. La penultima era di pochi giorni fa. Secondo il magistrato, nel respingere l’ennesimo appello, il 10 novembre, il tribunale del Riesame parlerebbe ancora di inquinamento delle prove e pericolo di reiterazione del reato.

L’arresto per i Marchetti scattò il 2 luglio scorso. Nel blitz Red Zoll della polizia stradale finirono in manette Catia Marchetti e i commercialisti romani padre e figlio Bruno e Luca Giordani (a oggi liberi). Elio Marchetti era all’estero. Rientrò il giorno dopo e andò a Mammagialla, passando dal comando della polstrada in via Palmanova. Venti giorni in carcere, poi domiciliari fino a oggi e fino a che il giudice non deciderà diversamente. 

Per i fratelli e i commercialisti era stata chiesta anche l’associazione a delinquere. Accusa bocciata dal tribunale del Riesame.

Oltre ai Marchetti e ai Giordano ci sarebbero altri otto indagati, ancora in sospeso. La loro posizione è stata separata: gli inquirenti avevano fretta di portare a processo i due noti imprenditori viterbesi e i loro consulenti romani (che hanno scelto di patteggiare).

L’indagine partì da una segnalazione all’Agenzia delle entrate: alcuni soggetti residenti nel Viterbese avevano chiesto il rilascio di targhe e carte di circolazione italiane dichiarando di aver acquistato i veicoli usati da immatricolare direttamente da rivenditori tedeschi e di poter fruire, quali ”acquirenti occasionali”, dell’esenzione dall’obbligo di corrispondere l’Iva in Italia. In realtà, gli interessati avevano comprato le auto nella concessionaria viterbese. Veicoli di gamma medio-alta, provenienti da società di autonoleggio tedesche.

Gli agenti della polstrada parlavano di “prezzi ultracompetitivi”. In qualche caso anche minori di quanto sarebbe costato comprare il veicolo direttamente all’estero. Ribassi che, secondo gli inquirenti, erano resi possibili dall’evasione parziale o totale dell’Iva su ogni acquisto. Ma per la difesa di Elio Marchetti l’importo contestato è eccessivo. E dall’inizio gli avvocati speravano di dimostrarlo al processo con una perizia che, di certo, non sarà cosa breve. 


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14 novembre, 2014

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