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Processo Babele è subito rinvio

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Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire [4]

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Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire [5]

Operazione Babele – La droga sequestrata – Clicca per ingrandire

La conferenza stampa dell'operazione Babele [6]

La conferenza stampa dell’operazione Babele

Operazione Babele - La droga sequestrata - Clicca per ingrandire [7]

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Viterbo – Erano 32. Sono rimasti in 5.

Dopo una valanga di patteggiamenti, arriva al processo lo zoccolo duro dell’operazione Babele.

I cinque imputati sono tutti accusati di detenzione ai fini di spaccio di droga e sono tutti dominicani. Un dettaglio non di poco conto. Perché sarebbero stati proprio i dominicani, secondo le risultanze dell’inchiesta ‘multietnica’ della procura di Viterbo, a movimentare maggiormente il traffico di stupefacenti in centro storico, specialmente in zona San Faustino. San Pellegrino sarebbe stato invece ‘area di influenza’ dei tunisini.

A giudizio, attualmente, ci sono il giocatore della squadra di baseball viterbese Rodolfo Feliz Castillo e i connazionali Ivan Antonio Morales, Luciano Santo Hernandez, Angela Josefina Hernandez Abreu e il venezuelano Hector Jose Vargas Delgadillo. 

L’inizio del processo è saltato a febbraio per la solita notifica mancante. Ma gli imputati ancora ai domiciliari hanno chiesto misure più leggere. Il giudice Eugenio Turco ha preso tempo per decidere.

Gli imputati erano stati arrestati a maggio, nella maxiretata dell’arma e delle fiamme gialle. Ma lindagine, interamente incentrata sul traffico di droga in centro storico, era partita a inizio 2013. Il 5 gennaio due giovani albanesi finirono in manette: i carabinieri li trovano con un etto di hashish in casa. Dissero che era per una festa [8] di compleanno. Patteggiarono e tornarono liberi [9]. Ma i loro contatti telefonici con la connazionale Ana Roko insospettirono i carabinieri. Su di lei stava indagando anche la finanza. La chiavamano “dama bianca” [10] per la sua capacità di importare ingenti carichi di cocaina a Viterbo, grazie a una fitta rete di fornitori. La squadra mobile la arresta nella primavera del 2013.

Per il nucleo investigativo di Giovanni Martufi e la tributaria di Domenico Costagliola comincia l’indagine congiunta, sotto la guida del pm Paola Conti. Un viaggio nella Babele del centro storico, frazionata in quelle che il gip chiama“bande” [11], con i tunisini a San Pellegrino e i dominicani a San Faustino e via Cairoli. Sovrapponibili ai due gruppi, una quindicina di italiani, quasi tutti viterbesi. Per gli inquirenti, i dominicani movimentavano le maggiori quantità di droga, ma su questo punto, il tribunale del Riesame si mostrò critico, azzerando l’aggravante contestata dalla procura.

Per la stragrande maggioranza degli indagati, comunque, Babele è già capitolo chiuso grazie al patteggiamento. 


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