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Roma - La presidente dell'associazione Donne per la sicurezza onlus rimbecca il governatore del Lazio, ricordandogli un finanziamento in sospeso da quattro anni

“Zingaretti dimentica il centro antiviolenza a Viterbo”

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Barbara Cerusico

Barbara Cerusico

Nicola Zingaretti

Nicola Zingaretti

Roma – Riceviamo e pubblichiamo la lettera del presidente dell’associazione “Donne per la sicurezza onlus” al governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti – Egregio presidente Nicola Zingaretti,

mi chiamo Barbara Cerusico, sono il presidente dell’associazione Donne per la sicurezza onlus, associazione iscritta nel registro onlus della Regione Lazio.

La nostra onlus operante dal 2009, prima con un comitato, successivamente nel 2010 come onlus, si occupa del contrasto della violenza sulle donne, di minori, di disabilità, di tutto ciò che concerne un disagio sociale. A oggi siamo presenti, oltre che nel Lazio, in Lombardia, Emilia Romagna, in Campania, in Puglia, in Sicilia e in Sardegna. Ogni coordinamento è gestito da un responsabile e opera grazie a uno staff formato da legali e psicologi volontari a titolo gratuito.

Il giorno 25 novembre ad esempio, a Qualiano, abbiamo inaugurato un centro antiviolenza, all’interno del comune, nato da un’associazione temporanea di scopo “Qualiano Terra Viva”.

Non abbiamo finanziamenti pubblici e ci sosteniamo solo grazie agli introiti derivanti dalle iscrizioni, dalla buona volontà e sensibilità dei coordinatori che utilizzano risorse economiche proprie. La nostra Onlus è apartitica e apolitica: siamo convinte che la violenza non debba avere una bandiera politica se non quella della sensibilità, della comprensione e dell’aiuto.

Le scrivo in merito alle sue dichiarazioni del 25 novembre 2014, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, circa la sua vicinanza alle donne che subiscono violenza. Il suo intento è senz’altro lodevole, come lodevole è l’iniziativa di raddoppiare le strutture per il contrasto alla violenza sulle donne, con l’apertura di nuovi centri e case rifugio.

L’impegno della nostra bella Regione di mettere a disposizione 3,9 milioni di euro per sostenere la creazione di strutture sul territorio ci rende senza dubbio felici e speranzose.

L‘unico neo che mi preme sottolineare è che è impreciso affermare che a Viterbo manca un centro antiviolenza e che lo stesso è in previsione di essere aperto.

Le sottolineo che in via San Pietro 72 a Viterbo è operativo un centro antiviolenza dell’associazione Donne per la sicurezza onlus – sezione di Viterbo, magistralmente coordinato dal maresciallo Giovanna Dominioni.

Nel centro vengono accolte donne che hanno subito o stanno subendo violenza. Offriamo servizi di accoglienza telefonica, colloqui personali e ospitalità in casa rifugio, seguiamo passo passo le donne nel loro percorso di rinascita. Tutto questo è possibile grazie alla professionalità dello staff che opera nel centro, citiamo: le nostre psicologhe Marisa Nicolini ed Elena Araceli, i nostri legali Maria Antonietta Russo, Marta Brenciaglia ed Elisa Fornaro.

Abbiamo attivato anche un punto di ascolto presso la sede dell’Avis di Vetralla, che raggruppa Vetralla, Capranica, Sutri, Bassano Romano e Villa San Giovani in Tuscia, la cui referente è la dottoressa Valentina Sega.

Il centro antiviolenza suddetto si avvale solo del sostegno dei soci, e anch’esso, come tutta l’associazione Donne per la sicurezza onlus non ha mai avuto contributi pubblici.

Ci chiediamo come mai in Regione Lazio certe cose non si conoscono? Sarebbe opportuno che lei, signor presidente, avvii un censimento delle strutture già attive sul territorio, dando la possibilità alle stesse di continuare a operare in nome e per conto delle donne.

Con l’occasione, presidente, mi spieghi perché dal 2010 la nostra associazione, destinataria di un finanziamento di 10mila euro per il progetto “Educazione alla legalità”, durato circa un anno nelle scuole del Lazio e terminato con la premiazione testimone di legalità svoltasi in sala Tevere in Regione Lazio, ancora non ha ottenuto il saldo di detto progetto e perché le somme a noi dovute sono cadute in perenzione, nonostante fossero state assegnate al nostro progetto?

Riusciremo a rimetterci in corsa con quei pochi soldi che ancora dobbiamo avere per un servizio reso?

Con stima.

Barbara Cerusico
Presidente associazione Donne per la sicurezza onlus


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29 novembre, 2014

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