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Fratelli Marchetti, niente più domiciliari

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Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale [4]

Elio Marchetti all’uscita dagli uffici della stradale

Catia Marchetti [5]

Catia Marchetti

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate [6]

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Gli avvocati di Marchetti Roberto Massatani e Marco Valerio Mazzatosta [7]

Gli avvocati dei Marchetti Roberto Massatani e Marco Valerio Mazzatosta

Gli avvocati Roberto e Francesco Massatani [8]

Gli avvocati Roberto e Francesco Massatani

Viterbo – (s.m.) – Liberi. O quasi.

Dopo venti giorni di carcere e quattro mesi e mezzo di domiciliari i fratelli Elio e Catia Marchetti non sono più agli arresti.

Lo ha deciso il tribunale viterbese, su richiesta degli avvocati Roberto Massatani, Marco Valerio Mazzatosta e Francesco Massatani, disponendo comunque l’obbligo di soggiorno a Viterbo.

I Marchetti sono a giudizio per evasione fiscale. Il pm Fabrizio Tucci li accusa di aver importato auto dalla Germania per la loro concessionaria “Gold Group” abbattendo il carico di Iva e realizzando un’evasione di imposta pari a 4,5 milioni di euro.

La somma è stata ricalcolata dal tribunale del Riesame. Dai conteggi degli inquirenti emergeva un importo ancor più rilevante: 6 milioni di euro. Al contrario, per le difese si viaggia su cifre ben più contenute. Sempre ammesso che ci sia stata evasione.

Dovranno accertarlo i commercialisti Massimo Cinesi e Francesco Celsi, incaricati della superperizia che stabilirà, una volta per tutte, l’importo della presunta evasione.

L’arresto per i fratelli Marchetti scattò i primi di luglio nell’operazione “Red Zoll” della polstrada. Gli agenti della sezione polizia giudiziaria andarono a prendere Catia Marchetti e i suoi commercialisti di fiducia padre e figlio, i romani Bruno e Luca Giordani. Elio Marchetti era in Lussemburgo. Arrivò a Viterbo il giorno dopo. Breve sosta negli uffici dei poliziotti di via Palmanova, poi il trasporto a Mammagialla.

Il blitz prendeva il nome dalle targhe rosse di importazione temporanea delle macchine provenienti dalla Germania e rivendute dalla concessionaria Marchetti, in via della Palazzina. In conferenza stampa, gli agenti parlarono di “importazione disinvolta di autovetture di gamma medio-alta, come Golf e Audi, iniziata almeno dal 2010”. Prezzi stracciati, per chi comprava alla “Gold Group”. Più convenienti persino dell’andare in loco, all’estero, a prendere la macchina. Danni alla concorrenza e distorsioni del mercato. Il tutto, secondo gli investigatori, reso possibile grazie a una lunga serie di stratagemmi. Compresa l’evasione parziale dell’Iva, facendo rientrare le immatricolazioni delle auto nel più conveniente regime dell’Iva al margine.

Alla scorsa udienza hanno parlato anche un paio di prestanome dei Marchetti. Uno vive per strada o nei centri di accoglienza; l’altro è disoccupato. Hanno accettato di fare da teste di legno per 50 euro ogni tanto.

Il processo continua a febbraio.


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