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Viterbo - Processo Red Zoll - Evasione fiscale - Ascoltate le teste di legno e un funzionario dell'Agenzia delle entrate

Fratelli Marchetti, prestanome raccattati dalla strada a 50 euro

di Stefania Moretti
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Elio Marchetti all'uscita dagli uffici della stradale

Elio Marchetti arrestato, all’uscita dagli uffici della stradale

Catia Marchetti

Catia Marchetti

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate che hanno dato il nome al blitz

Viterbo – Prestanome assoldati a 50 euro al mese. Metti una firma qui, apri un conto corrente di là, delega gli amministratori di fatto a operare sui conti. Un lavoretto facile. Non proprio redditizio. Ma per i prestanome di Elio e Catia Marchetti quei pochi spiccioli valevano oro.

Dei due ascoltati al processo per evasione fiscale milionaria, uno è disoccupato, l’altro è un povero che dorme nei centri di accoglienza della capitale soprattutto d’inverno, per non morire di freddo. 

Presi dalla strada, si ritrovavano magicamente amministratori delle società riconducibili ai fratelli Marchetti o ai commercialisti romani Bruno e Luca Giordani, consulenti di fiducia degli imprenditori imputati.

Un cursus honorum dal nulla: le due teste di legno erano digiune di qualsiasi competenza contabile. Del resto, non serviva. La cabina di regia di tutte le operazioni sarebbe stata dei Marchetti e dei Giordani (non imputati insieme ai Marchetti solo perché in attesa di patteggiare). 

I contatti li prendevano i commercialisti romani: non a caso i due prestanome-uomini della strada ascoltati ieri abitano a Roma.
Le teste di legno venivano poi dirottate su varie società: Gold Group Spa, Gold Group Srl, Autoimport Srl. La Gold Group è la concessionaria dei Marchetti in via della Palazzina, finita nel mirino della polstrada nell’indagine “Red Zoll”.

“Le direttive venivano sempre da qualcuno della concessionaria – rivela un prestanome -. Per fare le cose, chiamavano me e andavamo in banca”. Storie di documenti firmati al bar di cui ignoravano il contenuto. Sulla carta detenevano i libri contabili. Nella realtà, non sanno neanche come sono fatti. Non conoscono il tedesco (le auto importate dai Marchetti venivano per lo più dalla Germania). Non hanno mai preso contatti con i clienti. E per la loro attività di amministratori sulla carta non sono mai stati indagati: circostanza che i difensori sottolineano, anche per un’eventuale inutilizzabilità delle testimonianze.

Tre quarti dell’udienza se vanno con l’ascolto del funzionario dell’Agenzia delle entrate che ha fatto accertamenti sulla concessionaria. L’11 aprile 2013 i Marchetti ricevono la visita degli ispettori, che non trovano i libri contabili. La società aveva appena trasferito la sede legale in via Taranto 21 a Roma. “Proprio dove operavano i commercialisti Bruno e Luca Giordani – precisa il funzionario dell’Agenzia delle Entrate -. A parte il fatto che non c’erano locali idonei a un’attività di concessionaria, il portiere ci disse che la società gli era sconosciuta”. Gli avvocati dei Marchetti, Marco Valerio Mazzatosta, Francesco e Roberto Massatani hanno messo il funzionario sotto torchio sulla procedura seguita per i controlli, segnalando errori e imprecisioni che, per le difese, potrebbero aver compromesso i conteggi.

Il processo ai Marchetti, del resto, è una fine questione di calcolo. I numeri sono tutto. Il destino degli imputati è appeso alla superperizia contabile dei commercialisti Massimo Cinesi e Francesco Celsi, nominati dal tribunale. Su Cinesi, il pm Fabrizio Tucci ha avuto da ridire per una sua possibile conoscenza con Luca Giordani. Il perito lo ha escluso.

Celsi e Cinesi dovranno ricostruire il ruolo degli imputati, disegnando la mappa delle compagini societarie. Schematizzare le operazioni bancarie con cui sarebbe stata distratta una somma pari a più di 700mila euro. E soprattutto accertare se c’è stata evasione fiscale nei passaggi dell’immatricolazione delle auto tedesche importate dalla concessionaria Gold Group e, se sì, a quanto ammonta. 6 milioni, come ipotizzavano gli inquirenti? 4,5 come stabilito dal Riesame? O molto meno, come sostiene la difesa che, sulla cifra, è arrivata fino in Cassazione?

Le difese, intanto, hanno annunciato una nuova istanza di revoca dei domiciliari: l’ultima è stata respinta la scorsa settimana, ma i Marchetti sono reclusi in casa da quasi cinque mesi. A gennaio uscirebbero comunque per decorrenza dei termini di custodia.

Stefania Moretti


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4 dicembre, 2014

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