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Magistrati in commissione antimafia il 17 dicembre

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Attilio Manca [3]

Attilio Manca 

La conferenza stampa della procura di Viterbo sul caso Manca [4]

La conferenza stampa della procura di Viterbo sul caso Manca 

Angela e Gianluca Manca con i loro avvocati Antonio Ingroia e Fabio Repici [5]

Angela e Gianluca Manca con i loro avvocati Antonio Ingroia e Fabio Repici 

Viterbo – 17 dicembre. Per questa data la commissione antimafia avrebbe convocato il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti e il pm Renzo Petroselli, titolare del fascicolo sulla morte di Attilio Manca.

Lo rivela il quotidiano “I quaderni de L’Ora”. Secondo quanto riportato nell’articolo di Luciano Mirone, i magistrati viterbesi si sarebbero detti disponibili a essere ascoltati per quel giorno a Palazzo San Macuto, a Roma, sede dell’antimafia, della commissione di vigilanza Rai e del Copasir.

L’audizione era stata voluta dalla commissione antimafia per approfondire i particolari dell’inchiesta sulla morte del medico 35enne di Barcellona Pozzo di Gotto, ucciso dieci anni fa da un mix di eroina e sedativi.

Per la procura di Viterbo, si è trattato di morte per overdose da eroina. Non un delitto di mafia, ma una disgrazia di droga. E a cedere la dose letale sarebbe stata quella Monica Mileti che, attualmente, si ritrova unica imputata al processo a Viterbo. Processo da cui i familiari di Manca sono stati esclusi come parte civile perché potevano esserlo solo per il reato di omicidio come conseguenza di altro reato (la cessione di stupefacenti). Ma l’ipotesi di omicidio è prescritta e, restando in piedi il processo solo per l’altra ipotesi di spaccio, il tribunale non ha ritenuto i familiari legittimati a chiedere i danni.

Per i Manca, Attilio è morto perché testimone scomodo, dopo aver almeno visitato il capo della mafia Bernardo Provenzano.

La madre Angela e il fratello Gianluca hanno già riferito in commissione antimafia, durante la due giorni a Barcellona Pozzo di Gotto.

“La commissione è rimasta molto colpita dalle parole e dal contegno di Angela Manca – dichiarò il parlamentare Cinque Stelle Francesco D’Uva, dopo la loro audizione -. La volontà è quella di indagare e fare inchiesta, perché la commissione antimafia è anzitutto una commissione d’inchiesta”.

 

Non è la prima volta che il caso Manca arriva fino in commissione antimafia. Ad aprile, il capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone e il procuratore aggiunto Michele Prestipino, chiamati a riferire dal deputato 5 Stelle Giarrusso, liquidarono il caso come “una questione di sessanta secondi”.

Prestipino disse che in quella vicenda dell’operazione di Provenzano a Marsiglia, ricostruita minuto per minuto, “non c’è mai stata traccia di Attilio Manca”. Succedeva ad aprile.

Nel frattempo ci sono state le dichiarazioni del killer dei Casalesi Giuseppe Setola davanti ai pm di Palermo, già acquisite dalla stessa procura nazionale antimafia, guidata da Pignatone. Dichiarazioni ritrattate.

E poi, l’iscrizione dell’ex pm Antonio Ingroia, legale dei Manca, nel registro degli indagati per calunnia. Motivo: aver definito falso il verbale redatto dall’ex capo della squadra mobile di Viterbo Antonio Gava che attestava una presenza continua dell’urologo siciliano a Belcolle nei giorni del ricovero di Provenzano a Marsiglia.


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