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Processo Cev, tocca alle difese

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Il processo Cev [3]

Il processo Cev

L'ex sindaco Giancarlo Gabbianelli, imputato, con il suo avvocato Massimo Rao Camemi [4]

L’ex sindaco Giancarlo Gabbianelli, imputato, in aula con il suo avvocato Massimo Rao Camemi

L'ingegnere Claudio Ciucciarelli [5]

L’ingegnere Claudio Ciucciarelli

Viterbo – Crack Cev, si torna in aula.

Riprende domani pomeriggio uno dei più grandi processi mai celebrati a Viterbo per reati contro la pubblica amministrazione.

La vicenda riguarda la partecipata multiservizi del comune: il Cev, Centro energia Viterbo, nel mirino dei pm per i subappalti a una selezionata cerchia di imprenditori. 

Abuso d’ufficio. Fatture per operazioni inesistenti. E, per 17 imputati su 26, anche l’associazione a delinquere per aver messo in piedi un presunto sistema in cui, ai vantaggi economici per le imprese, corrispondeva il ‘ritorno politico’ per gli amministratori. E’ questo l’impianto accusatorio ipotizzato dai pm Paola Conti e Franco Pacifici, che di quel presunto ‘sistema’, chiamano a rispondere gli imprenditori, i vertici del Cev e buona parte dell’amministrazione Gabbianelli, compreso l’ex sindaco di Viterbo.

Proprio lui ha preso la parola all’ultima udienza di ottobre: quattro ore di autodifesa, rispondendo alle domande dei magistrati. Per ribadire, in realtà, un unico concetto: il comune aveva un rapporto diretto solo con il Cev. La fase due della trafila, e cioè il subappalto al ristretto consorzio di imprenditori, era gestita completamente dal Cev. E neppure gli importi fatturati dal comune extracontratto riguardano Gabbianelli in quanto sindaco, perché, a suo dire, se ne occupavano i dirigenti.

Ma se il Cev “costava il 10 per cento del contratto”, come ritengono i magistrati, perché mai non affidare direttamente alle ditte e risparmiare un costo inutile? “I cittadini erano soddisfatti”, secondo l’ex sindaco, che ha poi lasciato la parola all’unico indagato per concussione: l’ingegnere Claudio Ciucciarelli, assistito dagli avvocati Carlo Taormina e Fausto Barili.

Ciucciarelli tornerà domani in aula per rispondere alle domande dei suoi difensori. Oltre alla concussione, risponde anche di turbativa d’asta. Alla scorsa udienza si è difeso attaccando l’imprenditore che punta il dito contro di lui: Claudio Londero, vittima, se è vero quatto risulta dall’impianto accusatorio. Da Londero, Ciucciarelli avrebbe preteso 32mila euro, dicendogli di fare una fattura, incassare i soldi e poi ridarglieli. “Ricevetti la somma in più tranche – dichiarò Londero a una delle scorse udienze -. L’ultima da 2mila euro ‘serviva per far andare in vacanza i politici’, a detta di Ciucciarelli. Ma non so di quali politici parlasse”.

Ciucciarelli sostiene il contrario. “Nessuna dazione – ha detto a ottobre in aula -. Anzi. Era lui che mi doveva dei soldi. Gli ho fatto progetti e consulenze per cinque anni. Ho ricevuto appena 7mila euro nel 2004”.

Dopo di lui, inizierà l’ascolto dei testimoni delle difese.


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