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Capranica - Per gli abusi, indagati i genitori e un imprenditore - Incidente probatorio per raccogliere la testimonianza delle bambine e del fratello

Violentate e filmate, le sorelline non ricordano

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Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

L'avvocato Carlo Taormina

L’avvocato Carlo Taormina

Capranica – (s.m.) – Due fagottini colorati che escono dall’aula, coccolate da chiunque.

Le sorelline di Capranica, violentate e riprese con la telecamera, sembrano ancora più bambine della loro età. Hanno 6 e 8 anni. Sono piccolissime e identiche, avvolte nell’affetto delle assistenti sociali e in quei cappottini rosa che stonano col grigiore del tribunale.

Dovevano venire per forza ieri mattina in aula ad affrontare quel gigante. L’incidente probatorio voluto dal loro avvocato Carlo Taormina e dal curatore Fausto Barili serviva per raccogliere la loro testimonianza. Così piccole e così importanti per il destino di questa indagine, che vede nel mirino i loro genitori e un imprenditore di Capranica, datore di lavoro del padre delle bimbe.

Per il pm Paola Conti, le sorelline hanno subìto abusi sessuali. Rapporti completi ripresi dall’occhio elettronico di una videocamera, dietro la quale ci sarebbe stato l’imprenditore. Violenze che emergerebbero con terribile evidenza anche dai referti medici, che comproverebbero i rapporti sessuali avuti in tenerissima età.

Ieri, però, le bambine non hanno saputo dire una parola al riguardo. Nessun ricordo. Nessuna descrizione. Non conoscono nessuno – tantomeno l’imprenditore – e non sono state a casa di nessuno. Hanno negato perfino di essere state ascoltate dai poliziotti della squadra mobile, sezione reati contro i minori, in questura. Mentre l’audizione c’è stata. E come.

Anche il fratello maggiore, nervosissimo e tremante, si è trincerato dietro una lunga sequela di non ricordo. Il ragazzino di 15 anni ha ammesso, al massimo, di aver visto l’imprenditore che saliva a casa per portargli la spesa. Niente di più.

L’imprenditore non c’è. Il padre e la madre non vedente delle piccole, invece, erano entrambi presenti, accompagnati dal loro legale Daniele Saveri.

Quarantacinque minuti circa in aula. All’uscita, le operatrici della struttura protetta che le ospita si sono strette intorno a loro come una cintura. Le hanno accarezzate e prese in braccio. Una corazza per non far passare la solitudine, la tristezza, il trauma. La loro vita è cambiata da quando non abitano più con i genitori, indagati per le violenze. La missione degli operatori è proteggerle da tutto: il mostro cattivo del dolore che hanno provato non deve più tornare.

La dottoressa Ballarè è il perito nominato per valutare la loro capacità di testimoniare. Ha tre mesi di tempo per stilare la sua relazione. Ad aprile la illustrerà in udienza. Nel frattempo, potrebbe essere disposta una consulenza ginecologica sulle piccole.


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13 dicembre, 2014

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