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Orte - L'imputato: "Avevo accolto questa bambina a braccia aperte" - La difesa: "Si sentiva già condannato"

Violenza sessuale sulla figliastra, assolto dopo tre anni

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Orte

Orte

Orte – (s.m.) – Alla gogna dal 2011 per aver violentato la figliastra di 9 anni. Ma non era vero. Non per il tribunale di Viterbo, che ha assolto C.B., 52enne di Orte, perché il fatto non sussiste.

L’operaio era accusato di aver tentato per anni approcci con la figlia della sua compagna, nata da una vecchia relazione di lei. Richieste di sesso orale quando si trovavano da soli, dal 2008 fino all’arresto, scattato nel marzo di tre anni fa. Ieri, la sentenza, dopo la lunga camera di consiglio dei giudici e la spada di Damocle di una richiesta di condanna a 6 anni e mezzo. Alle fine, lui esce con gli occhi fiammeggianti: “Avevo accolto questa bimba a braccia aperte”, riesce appena a dire. 

Il tribunale di Viterbo lo ha assolto con la formula del secondo comma: assente, insufficiente o contraddittoria la prova che il fatto sussista. Una sentenza che sposa in pieno la tesi dell’avvocato Valerio Panichelli: nessuna prova a carico dell’operaio, ma, per il legale, anche forti indizi che la guerra in tribunale fosse “annunciata”.

“A Natale del 2010, l’ex compagna diceva già che lo avrebbe denunciato per abusi sulla figlia”, dichiara l’avvocato. Un mese prima dell’arresto i rapporti di coppia sarebbero arrivati al culmine della tensione. L’indagine nasce proprio in quei giorni del febbraio 2011, quando la mamma, dopo aver notato un malessere nella bimba, va in questura a fare denuncia. La piccola disegna, racconta, viene supportata dalle volontarie del centro antiviolenza Erinna che, al processo, si costituisce parte civile insieme alla madre.

“Lui partiva sconfitto – spiega l’avvocato Panichelli – E’ naturale in processi del genere. Viene spontaneo pensare a una bambina di 9 anni come a una vittima, perché accanto a un adulto il bambino è sempre il soggetto più debole. Si trattava di ribaltare una situazione già apparentemente definita. Quando si cerca un capro espiatorio, si può rischiare di creare vittime innocenti. E’ quello che volevamo evitare”. 

Additato da molti come “orco” già all’indomani dell’arresto, C.B. si sentiva già condannato. E’ rimasto in carcere dal 26 marzo 2011 al 9 ottobre 2012. “Non dire niente – avrebbe detto al suo avvocato prima dell’arringa -, tanto avranno già deciso”.

Il dispositivo gela i legali di parte civile, che lasciano l’aula senza fiatare. Il pm Renzo Petroselli aspetta le motivazioni per un eventuale appello.

C.B. adesso ha voglia di lasciarsi tutto alle spalle e ricucire i rapporti con l’altra figlia, avuta dall’ex. Una bambina di 7 anni che, dall’arresto in poi, non ha più potuto vedere.


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10 dicembre, 2014

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