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Viterbo - Placche difettose - Il calvario di due pazienti con fratture

“Mi hanno aperto e richiuso il braccio sei volte”

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Una sala operatoria

Una sala operatoria 

Viterbo – Un calvario.

Non ci sono altre parole per descrivere le sofferenze di due pazienti, finiti all’ospedale con fratture.

Le placche in titanio che gli erano state impiantate si sono letteralmente sbriciolate. A processo per lesioni colpose, davanti al tribunale di Viterbo, è finito il direttore della multinazionale che le produce e che le ha vendute all’ospedale viterbese.

“Mi hanno aperto e richiuso il braccio sei volte”, ha raccontato un meccanico di mezzi pesanti che si era rotto il braccio dopo un infortunio sul lavoro. L’incidente è del 2008. Solo l’anno scorso ha potuto riprendere a lavorare.

In quindici mesi, la placca si rompe due volte. Così. All’improvviso e senza sforzi. “La prima volta ha ceduto mentre raccoglievo un pezzo di legno leggero. La seconda volta, addirittura, dormivo sul divano. Potrò aver fatto al massimo un piccolo movimento nel sonno… ma niente di più”. Il dolore è lancinante. La placca non si può sostituire e, al suo posto, i medici mettono un chiodo e fanno un innesto: trasferiscono sull’avambraccio un pezzo di osso dell’anca.

Ma le disavventure del paziente continuano: “Dopo venti giorni hanno dovuto aprire di nuovo, perché il chiodo era troppo lungo. A questo punto, sono andato all’ospedale di Orvieto e me l’hanno accorciato”. Il dolore non si placa: “L’osso non si ricalcificava. Era praticamente bucherellato”. Serve una nuova operazione a Bologna. La sesta.

Con la sua stessa sfortuna, c’è solo un 45enne viterbese, che finisce al pronto soccorso dopo un incidente stradale: frattura scomposta di tibia e perone. Operazione. Placca in titanio. Chiodi. Tanta terapia. Per poi sentire la gamba cedere cinque mesi dopo, mentre cammina. Perfino il medico è in imbarazzo. “Non so come dirtelo – gli spiega, visitandolo -. La placca è spaccata a metà. Dobbiamo rifare tutto da capo”. E così, nuova operazione. Chiodo. Giro degli specialisti. E, dulcis in fundo, infezione presa in sala operatoria durante il secondo intervento chirurgico. 

Per la nuova operazione sceglie Piacenza: gli tolgono tutti i ferri che ha dentro e inizia la lunga riabilitazione. “Ora sto bene, anche se ho una gamba più corta di un centimetro e mezzo. Per ricominciare a camminare da solo, ci ho messo tre anni”. I pazienti si sono costituiti parte civile con gli avvocati Franco Taurchini e Patrizia Succi.

Già in fase di indagini, il pm Stefano D’Arma escluse ogni responsabilità dei sanitari: secondo la consulenza disposta dalla procura, le placche provenivano da una partita realizzata con titanio scadente e venduta in tutta Italia. Il ministero della Salute avrebbe registrato almeno una ventina di casi, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Il processo è solo all’inizio.


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22 gennaio, 2015

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