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Processo D'Ascanio - Case dell'amore e annunci hot se ne riparla a marzo

Love’s House, ennesimo rinvio

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Silvano D'Ascanio

Silvano D’Ascanio

Love's House, uno degli appartamenti sequestrati

Love’s House, uno degli appartamenti sequestrati

Love's House, il blitz

Love’s House, il blitz

Love's House, le immagini della conferenza stampa

Viterbo – Una storia infinita. La strada della sentenza è ancora lunga per il processo Love’s House.

Ieri mattina l’ennesimo rinvio. Testimone assente e udienza spostata a marzo. Ma la vicenda di sfruttamento della prostituzione, con annunci hot sul “Corriere di Viterbo”, è già vecchia di otto anni. 

Alla sbarra sono finiti i proprietari degli appartamenti trasformati in case chiuse, ma anche Silvano D’Ascanio, titolare dell’agenzia pubblicitaria che pubblicava le piccanti inserzioni sul quotidiano viterbese.

Finora i testimoni dell’accusa hanno confermato i sospetti: dalle ‘case dell’amore’che hanno dato il nome all’indagine si sentiva ansimare. I vicini notavano continuamente un inequivocabile via vai. E alcuni vicoletti sperduti del centro storico erano diventati più famosi del Corso, sempre a detta dei testimoni. Gli alloggi erano nella maggior parte dei casi, squallidi e umidi, ricavati da vecchi garage.

In molti appartamenti, l’attività di prostituzione è andata avanti per anni. Un alloggio in via della Volta Buia è stato al centro di tre diverse indagini. Un altro in via dei Mille era diviso in tre piani, tutti occupati da prostitute. Il business era gestito da gruppi diversi, che si spartivano le “case dell’amore” per assicurarsi ognuno una fetta del mercato del sesso.

La pubblicità era affidata, in particolare, al “Corriere”: se ne occupava l’agenzia di D’Ascanio, Studio Uno. “Le ragazze si presentavano in agenzia e compilavano moduli prestampati – ha spiegato il maresciallo Scoparo, ascoltato all’inizio del processo -. Gli annunci sul giornale erano la propaganda più efficace. Il costo era 50 euro l’uno. In soli venti giorni, nell’agosto 2008, ne furono pubblicati 331. Il guadagno, solo con questo tipo di attività, fu di 16mila e 550 euro”.

A marzo parlerà l’ultimo testimone dell’accusa: Daniele Califano, noto immobiliarista viterbese coinvolto in prima persona nella vicenda. Arrestato all’epoca del blitz congiunto di polizia e carabinieri nel 2007, Califano ne uscì solo col patteggiamento. Ieri non c’era. A marzo dovrà presentarsi: il collegio dei giudici vuole portarsi il più possibile avanti con l’istruttoria e ascoltare imputati e testimoni della difesa.


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21 gennaio, 2015

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