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“La madre di Manca sapeva che il figlio si drogava”

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La conferenza stampa della procura di Viterbo sul caso Manca [3]

Da sinistra: il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti e il pm Renzo Petroselli

Attilio Manca, il medico trovato morto a Viterbo nel 2004 [4]

Attilio Manca, il medico trovato morto a Viterbo nel 2004

Angela Manca [5]

Angela Manca

Angela Manca con il figlio Attilio [6]

Angela Manca con il figlio Attilio

Roma – “Il 17 febbraio 2004, pochi giorni dopo la morte del medico, la madre dichiarò di essere a conoscenza che il figlio al liceo aveva fatto uso di stupefacenti ma che poi ha cambiato vita”. Lo ha detto il pm Renzo Petroselli davanti alla commissione antimafia.

Il magistrato è titolare delle indagini sulla morte di Attilio Manca, medico 35enne trovato senza vita nella sua casa a Viterbo, nel febbraio 2004. 

Sulla vicenda, i parlamentari della commissione antimafia hanno voluto ascoltare sia il pm Petroselli che il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti.

“La perizia – avrebbe continuato Petroselli – ha evidenziato che la morte è avvenuta per un uso non eccessivo di eroina misto a tranquillanti. E l’analisi tricologica evidenzia un precedente uso di sostanze”.

Per il numero uno della procura viterbese “Manca non fu ucciso su mandato di Provenzano”, come da sempre sostiene la famiglia, tornata a chiedere a gran voce l’apertura di un fascicolo da parte della Procura nazionale antimafia. L’unico appiglio per una nuova inchiesta a Roma, secondo Pazienti, “sono le dichiarazioni del pentito di camorra Giuseppe Setola il quale avrebbe detto di aver saputo in carcere che Provenzano si era fatto operare e avrebbe ucciso un medico perché sarebbe stato riconosciuto. Ma sono dichiarazioni rese da un soggetto poco credibile e dopo 10 anni dalla morte di Manca”.

“Guardando gli atti – ha continuato Pazienti – e tenendo conto delle obiezioni dei familiari, è certo che i rapporti tra Attilio Manca e Bernardo Provenzano sono inesistenti dal punto di vista processuale”.

Per il procuratore capo di Viterbo “quel che è certo è che Manca non fu ucciso su mandato di Provenzano”.

Pazienti ha spiegato di essere a capo della procura di via Falcone e Borsellino dal marzo 2008, quattro anni dopo la morte del medico “del quale non avevo mai sentito parlare” e che un mese dopo il suo insediamento fu chiamato dalla presidenza della Repubblica ad avere informazioni sul caso, sollecitata a sua volta dalla famiglia.

La madre di Manca, in passato, ha ricordato che il figlio l’aveva chiamata dalla Costa Azzurra e ha immaginato che avesse operato Provenzano e che fosse stato ucciso per averlo riconosciuto. Ma queste affermazioni, per gli inquirenti viterbesi, contrastano con gli accertamenti della procura di Palermo, “che sull’intervento di Provenzano sa tutto”. Concetto ribadito espressamente nell’aprile scorso anche dal procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino [7], chiamato proprio davanti alla commissione antimafia a parlare del caso Manca: “Quella vicenda è stata ricostruita minuto per minuto – dichiarò Prestipino -. Tutti i soggetti coinvolti protagonisti che hanno commesso reati sono stati condannati con sentenza passata in giudicato. Non c’è traccia di Manca nell’operazione a Provenzano”.

I magistrati hanno smentito anche la possibilità di un’eventuale visita di controllo al capo dei capi da parte di Manca: “Non risulta questa visita. E poi perché Provenzano avrebbe dovuto rivolgersi a Manca che era a Viterbo? Avrebbe potuto rivolgersi ad altri medici”.

L’audizione, iniziata alle 14,15, è finita intorno alle 16,45.


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