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Viterbo - Tre ore a rispondere alle domande di avvocati e magistrati

Soldi “per mandare in vacanza i politici”, Ciucciarelli si difende

Il processo Cev

Il processo Cev

L'ingegnere Claudio Ciucciarelli

L’ingegnere Claudio Ciucciarelli

L'imprenditore Claudio Londero

L’imprenditore Claudio Londero

Viterbo – Tre ore a discutere in aula. Tre appalti sotto la lente di accusa e difesa.

E’ andato avanti così il mastodontico processo Cev: 26 imputati per reati contro la pubblica amministrazione. Nel mirino, i servizi appaltati alla società Cev, partecipata del comune, e risubappaltati a un selezionatissimo consorzio di imprese. 

La scena, ancora una volta, è tutta di Claudio Ciucciarelli, ingegnere ed ex presidente di Federimprese Viterbo, a giudizio per concussione e turbativa d’asta. La prima accusa riguarda l’appalto per installare pannelli fotovoltaici su tre edifici comunali. La seconda perché, in qualità di numero uno di Federimprese, avrebbe messo una buona parola con Talete per dare un appalto a un’azienda iscritta proprio a Federimprese. I suoi avvocati Carlo Taormina e Fausto Barili la chiamano “operazione Talete”; lui non sa nemmeno di quale appalto parlano: “Me lo disse il pm il nome dell’impresa vincitrice. Io non ne avevo idea”.

Ciucciarelli, in realtà, appioppa l'”operazione Talete” all’altro imputato Luigi Todaro. ‘Abogado’. Ossia: iscritto all’ordine degli avvocati di Roma, ma laureato e abilitato in Spagna e, soprattutto, accusato della stessa turbativa d’asta.

Secondo Ciucciarelli, Todaro si sarebbe occupato di tutto: dalla raccolta delle offerte per partecipare al bando, agli appuntamenti con gli imprenditori al bar Light.

L’ingegnere si discolpa anche dalla concussione nell’appalto per i pannelli fotovoltaici, affidato al Cev e in cui Ciucciarelli era direttore dei lavori.

In quel caso, l’accusa sarebbe aver spinto il subappaltatore Claudio Londero a farsi saldare una fattura fasulla dalla Isofoton Srl – fornitrice dei pannelli fotovoltaici – per 32mila euro. I soldi se li sarebbe presi lo stesso Ciucciarelli, a detta degli inquirenti: almeno una parte del denaro sarebbe servita per “far andare in vacanza i politici”, secondo il capo di imputazione formulato dai pm Paola Conti e Franco Pacifici. Ma per Ciucciarelli non c’è ombra di dubbio che i soldi li abbia presi Londero per i lavori che aveva fatto: “32mila euro è una bella cifra – commenta -. Da quell’appalto ci ha guadagnato”.

Per il subappalto, secondo Ciucciarelli, Londero prese sui 25mila euro, fatture per altri 25mila euro circa – “50mila euro era il minimo per non rimetterci” – più la fattura incriminata da 32mila euro. La consegna dei soldi a Ciucciarelli, per l’accusa, sarebbe avvenuta in un bar del centro di Viterbo. “Non sono un frequentatore di bar – taglia corto l’ingegnere – e il bar di cui parla Londero non esiste”.

Dell’ultimo appalto per i lavori alla piscina Larus di Viterbo, Ciucciarelli non risponde penalmente. Ma per Londero fu un bagno di sangue: sentito in aula, raccontò di aver avuto vita impossibile al cantiere, con l’ingegnere coordinatore della sicurezza che lo rimbeccava su ogni inezia. E mentre la ditta Londero perdeva 20mila euro al mese, Ciucciarelli si faceva fare i lavori a casa dai suoi operai. L’ingegnere smentisce: “Ho pagato tutto io. Londero mi prestò solo un operaio a titolo di cortesia, ma non volle essere pagato. Sui lavori alla piscina, non è colpa mia se ha fatto il passo più lungo della gamba, praticando sconti impossibili e spendendo più di quanto ha incassato”. 

Il tribunale accelera. Sempre ieri, i giudici hanno dato una pesante sforbiciata alle liste testi delle difese. Nel fascicolo del processo confluiranno i verbali di interrogatorio degli imputati che non si sono sottoposti a esame. Ma l’accusa non potrà ascoltare in aula gli imputati usciti dal processo per prescrizione. A marzo, via ai testimoni delle difese. Ai suoi, l’ex sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli, imputato, ha rinunciato.

21 gennaio, 2015

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