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Viterbo - Tribunale - Dovrà pagare una multa di 150 euro più le spese legali del processo per procurato allarme

Disse di aver ucciso una persona ma non era vero, condannata

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Un'aula di tribunale

Un’aula di tribunale 

Viterbo – Disse di aver ucciso una persona ma non era vero, condannata.

Dovrà pagare una multa di 150 euro più le spese legali la donna che il 21 novembre del 2010 chiamò la questura di Viterbo per annunciare di aver ucciso una persona, invitando gli inquirenti a iniziare le indagini. Ma in realtà non era stato commesso alcun omicidio. E nei suoi confronti è partito un processo per procurato allarme.

La telefonata era arrivata da un telefono cellulare e l’agente che aveva alzato la cornetta era riuscito a identificare il numero dal quale era partita. Si trattava, appunto, di una donna di Vejano.

I carabinieri la raggiunsero in casa la mattina successiva alla chiamata e lì non trovarono nulla di strano: nessun cadavere, nulla di sospetto, niente di niente.

“Non era la prima volta che la donna si rendeva protagonista di scene del genere – ha detto di fronte al giudice uno dei militari in servizio a Vejano in quel periodo -. E poi il cellulare da cui era partita la telefonata era intestato a lei e si trovava in casa sua quando siamo andati a verificare”.

Ma per la difesa i controlli degli inquirenti sarebbero stati troppo tardivi per avere la certezza che fosse stata proprio la donna a chiamare in questura. E poi, chi può provare che  ci fosse proprio lei all’altro capo della cornetta? Il cellulare potrebbe anche essere stato usato da un’altra persona.

Il giudice Mattei ha comunque deciso di condannare la donna per il reato di procurato allarme. Per lei però non è stato disposto neanche un giorno di reclusione, ma soltanto una multa di 150 euro e il pagamento delle spese legali del processo.


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5 febbraio, 2015

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