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Viterbo - Processo Red Zoll - Evasione fiscale Sfilano i testi dell'accusa

Fratelli Marchetti, parlano i clienti dell’autosalone

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Elio Marchetti

Elio Marchetti

Catia Marchetti

Catia Marchetti

Viterbo – Sfilano i testi dell’accusa al processo Marchetti.

Dopo i prestanome dei fratelli Elio e Catia Marchetti, titolari della concessionaria Gold Group in via della Palazzina, hanno parlato i clienti dell’autosalone.

Quattro testimoni. Tre acquirenti della Gold Group, che hanno comprato lì la loro macchina, e la direttrice di una filiale viterbese del Monte dei Paschi di Siena. Quest’ultima ha confermato che sui conti correnti delle società riconducibili ai Marchetti operavano quelli che, per l’accusa, erano amministratori solo sulla carta, mentre l”amministratrice di fatto’ Catia Marchetti aveva sempre una delega.

I tre clienti hanno detto tutti di non aver ricevuto la fattura dopo l’acquisto delle loro auto usate e di importazione. Uno non l’ha avuta affatto. Due su tre l’hanno ricevuta dopo essere stati chiamati dall’Agenzia delle entrate per accertamenti sui loro acquisti. Fatture emesse da società straniere. “Austriache o tedesche”, ricordano i testimoni.

A uno sarebbe stata fatta firmare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui gli si faceva dichiarare di aver comprato l’auto in ambito comunitario e di non aver assolto obblighi Iva perché non dovuti. Per un altro ancora, c’era una delega firmata a un’agenzia di San Sepolcro per avviare le procedure di immatricolazione della macchina. Ma il testimone non ha riconosciuto la sua firma. E hasmentito anche di aver mai richiesto una targa di importazione temporanea. Una “red zoll”, in lingua tedesca, che ha dato il nome al blitz della polstrada scattato a luglio per arrestare i fratelli Marchetti e i loro commercialisti di fiducia Bruno e Luca Giordani.

Secondo l’accusa, quelli elencati dai testimoni sarebbero solo alcuni stratagemmi con i quali i fratelli Marchetti avrebbero messo in piedi un sistema di evasione fiscale milionaria, attraverso l’importazione di auto dall’estero facendole rientrale nel più conveniente regime dell’Iva al margine. Risultato? Prezzi stracciati, per chi comprava alla “Gold Group”. Più convenienti persino dell’andare in loco, all’estero, a prendere la macchina.

Ma alla difesa i conti per calcolare l’importo dell’evasione non tornano.

Sull’ammontare della presunta evasione fiscale, il tribunale ha disposto una perizia contabile.

 


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13 febbraio, 2015

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