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Spettacolo - Il giovane artista sarà in concerto a Rieti il 7 febbraio

Sesto Quatrini dalla Tuscia a Parigi per dirigere un’orchestra

di Elisa Cappelli

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Sesto Quatrini

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Sesto Quatrini

Sesto Quatrini

Sesto Quatrini

Sesto Quatrini

Viterbo –  Dalla Tuscia a Parigi per dirigere un’orchestra. Il sogno di una vita che fa volare alto. E lui lo sta facendo.

Classe 1984, 30 anni, nato a Roma ma viterbese da sempre, Sesto Quatrini è un direttore d’orchestra.

Insegue il sogno della musica sin da piccolo, quando si avvicina allo studio della tromba. Poi la passione verso la direzione, quando costringeva la sua famiglia a fargli da pubblico.

Una passione che diventa professione e che lo porta nel 2014 a lavorare come direttore principale ospite dell’orchestra Filarmonica del Centro Italia a Rieti e come direttore dell’orchestra Les Voix Concertantes di Parigi, dove attualmente vive.

Quando è nata la passione per la musica? E cos’è che ti ha spinto a intraprendere questa carriera?
“La passione per la musica è nata da giovanissimo, avevo 6 anni, attraverso lo studio giocoso della tromba. Nel corso degli anni, ormai adolescente, capii che tale passione poteva trasformarsi in un lavoro finendo così per totalizzare la mia vita”.

Come sei passato alla direzione?
“I primi passi verso la scelta della direzione li mossi abbozzando una serie di gesti mentre ascoltavo dei cd, costringendo la mia famiglia ad essere il mio pubblico in sessioni ‘fai da te’, una sorta di karaoke! Fu così che a 17 anni iniziai lo studio della composizione e poi della direzione d’orchestra”.

Che scuole hai frequentato?
“Ho compiuto gli studi scientifici al liceo “A. Meucci” di Ronciglione, dopodiché mi sono iscritto alla facoltà  di Giurisprudenza a Roma. Mentre contemporaneamente studiavo prima la tromba, poi, appunto, composizione e direzione”.

Hai anche suonato nella banda di Ronciglione…
“Ho suonato nella banda di Ronciglione dove sono rimasto per 4 o 5 anni se ben ricordo. Dopo il diploma in tromba, il trasferimento a Roma e i nuovi studi l’abbandonai. Mantengo bei ricordi di quel periodo e molti rapporti umani profondi”.

Quando e come sei sbarcato a Rieti come direttore d’orchestra?
“A Rieti sono direttore principale ospite dell’orchestra Filarmonica Centro d’Italia. E’ˆ un rapporto nato grazie alla chiamata del maestro Marcello Bufalini che mi propose di sostituirlo in un programma tutto su Beethoven. Il buon lavoro svolto e l’entusiasmo che hanno unito da subito reciprocamente me e i professori d’orchestra hanno portato a questo felice matrimonio”.

E a Parigi?
“A Parigi, invece, tutto è nato da un incontro artistico speciale, quello con la soprano francese Manon Bautian, con la quale ho lavorato insieme con la supervisione del maestro Luisi, direttore principale del Metropolitan di New York, in seguito ideato dei progetti ed infine iniziato una fitta collaborazione culminata con la mia nomina a direttore musicale della compagnia e direttore dell’orchestra Les Voix Concertantes”.

Cosa facevi prima?
“Prima di queste due nomine, come tutti i giovani direttori e musicisti in genere, mi davo da fare per crearmi opportunità  lavorative, studiavo per concorsi internazionali che potessero lanciarmi alla ribalta e scrivevo tantissima musica. Per 3 anni ho diretto la Piccola orchestra del Bramante di Roma con la quale non sono mancate belle soddisfazioni.

Vivi stabilmente a Parigi?
“Oggi vivo a Parigi, credendo che una buona parte del mio futuro si giocherà qui. Chiaramente un artista è per definizione cosmopolita, per cui tante altre saranno le città  nelle quali vivrò per brevi o lunghi periodi. Dopo Roma ho vissuto per più di un anno a New York, oggi sono a Parigi, nel futuro chissà…”

Parlaci dello spettacolo del 7 febbraio a Rieti. Da cosa nasce e quale sarà il programma che verrà eseguito?
“Il 7 febbraio a Rieti, nella splendida cornice del Flavio Vespasiano, avrò l’onore di dirigere il secondo evento della stagione musicale del teatro stesso. Un concerto molto interessante per una serie di motivi: la viola, strumento straordinario ma poco conosciuto in veste solistica come protagonista assoluta. Poi Simonide Braconi, prima viola del Teatro alla Scala di Milano nel ruolo di solista con questo strumento”.

E che altro?
“Porterò a battesimo in prima esecuzione assoluta una composizione del maestro Braconi (“Musica per archi”) composta nel 2014. A chiudere il cerchio due capolavori del repertorio per orchestra da camera: la Sinfonia N.10 per archi di Mendelssohn e la Sinfonia N.44 “Trauer” di Haydn. Un percorso attraverso i secoli, dal barocco al contemporaneo, con la viola come “mezzo”, affidato alla maestria di uno dei più grandi interpreti europei e con un’orchestra straordinaria”.

Ti piacerebbe fare un concerto nella Tuscia?
“La Tuscia è la mia terra, va da sé che mi piacerebbe moltissimo. Attualmente ho una carriera internazionale mentre la mia terra sembra essersi dimenticata di me, peccato. Ma anche su questo, chissà…”

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“Molti progetti a breve, medio e lungo termine, i più importanti saranno certamente “La Traviata” a Rieti ad Aprile (18-19), il debutto operistico Newyorkese con BareOpera (2-3-4 maggio), dove dirigerò “L’Enfant et Les Sortileges” di Ravel e “L’Enfant Prodigue” di Debussy, ed infine “Rigoletto” a Parigi il prossimo settembre”.

Quale consiglio ti sentiresti di dare a chi vuole intraprendere questo tipo di carriera?
“A trent’anni non posso dispensare consigli, viste tutte le esperienze che ancora mi attendono. Certamente, però, posso dire che il talento e l’inclinazione non bastano come invece accade in altri generi”.

Cosa fare quindi?
“Studiare continuamente, non farsi mai trovare impreparati e mettere costantemente in discussione le proprie interpretazioni e convinzioni credo siano la base per poter svolgere questa professione. Ascoltare i consigli dei grandi maestri e di navigati musicisti può essere illuminante. E poi abituarsi fin da giovanissimi ad essere elastici potendo vivere ovunque, parlando altre lingue. Oggi è indispensabile”.

Elisa Cappelli


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6 febbraio, 2015

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