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Confartigianato - Così il direttore provinciale Andrea De Simone

“Split payment e reverse charge, meccanismi onerosi per le imprese”

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Andrea De Simone

Andrea De Simone

Viterbo – Split payment e reverse charge. Varato con la Legge di stabilità 2015, lo split payment è il nuovo meccanismo in base al quale, da gennaio scorso, per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate dalle imprese nei confronti di enti pubblici, le pubbliche amministrazioni verseranno l’Iva direttamente all’erario.

Ne consegue che gli imprenditori fornitori di beni e servizi alla Pa si troveranno in una posizione creditoria.

Inoltre, per quanto riguarda il sistema di inversione contabile si ampliano le ipotisi di applicazione: il reverse charge derogando alla disciplina generale sull’Iva, trasferisce gli obblighi di assolvimento dell’imposta dal cedente all’acquirente.

I due meccanismi in esame – spiega Andrea De Simone, direttore provinciale di Confartigianato – non fanno che complicare l’attività dei nostri imprenditori. Lo split payment e il reverse charge, infatti, fanno aumentare in modo esponenziale i crediti Iva delle imprese che lavorano con la pubblica amministrazione o nei settori dell’edilizia, dell’impiantistica, dei servizi di pulizia e della distribuzione organizzativa. Il governo è chiamato ad intervenire per districare questa situazione che non farà che peggiorare la già drammaticamente precaria situazione finanziaria delle aziende”.

In un momento di forti tensioni per la liquidità delle imprese far generare crediti d’imposta non appare, secondo Confartigianato, la strada migliore per sostenere il tessuto produttivo. L’appello lanciato da Confartigianato è chiaro: la più che giusta battaglia contro le frodi fiscali e l’evasione dell’Iva non deve colpire le imprese oneste.


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4 febbraio, 2015

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