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Farmacia di Bassano Romano - Uno degli indagati interrogato in aula per tre ore - Sotto inchiesta anche l'ex sindaco De Luca

Turbativa d’asta e corruzione, l’imprenditore si difende

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Bassano Romano

Bassano Romano

Bassano Romano – Tre ore a difendersi dalle accuse di turbativa d’asta e corruzione.

Tanto è durato l’interrogatorio di Salvatore Bono, imprenditore siciliano indagato per la vicenda della farmacia di Bassano Romano, tra il 2010 e il 2011. Dietro la scelta del socio privato cui cedere il 49 per cento delle quote della Farmabassano srl, che doveva gestire la farmacia, la procura ipotizza accordi illeciti tra l’ex sindaco Luigi De Luca e la famiglia Bono.

In cinque sono finiti sotto inchiesta per corruzione e turbativa d’asta. Della prima ipotesi di reato rispondono tutti: l’ex sindaco De Luca, Bono, la moglie e il figlio, più un’altra imprenditrice socia di minoranza, che non risponde, invece, della turbativa. Parte civile, il comune di Bassano Romano.

Per tre ore, Bono ha ripercorso l’intera storia di quella gara. Il prezzo del 49 per cento del capitale sociale della Farmabassano srl, inizialmente, si aggirava sui 300mila euro, aumentato a 690mila euro dopo un parere legale.

I primi sospetti che qualcosa non andava sull’affidamento di quelle quote iniziano quando il primo tentativo di gara va deserto: c’è una sola offerta, proveniente da una società inesistente. Per gli inquirenti, è l’ex sindaco a presentare un’offerta dei Bono nel bel mezzo della seduta pubblica davanti alla commissione aggiudicatrice, dichiarando che si sarebbe proceduti a trattativa privata con Bono.  

La minoranza al comune di Bassano sporge denuncia, fiutando una precisa volontà di mandare la gara deserta con un’offerta appositamente fasulla, per poi proseguire a procedura negoziata e consegnare le quote alla famiglia Bono.

Per il pm Fabrizio Tucci, l’ex sindaco si sarebbe dato da fare in tanti modi per favorire l’imprenditore siciliano: sarebbe stato De Luca a consigliare Bono sui dettagli dell’offerta e a promettere di fargli aggiudicare la gara e modificare lo statuto della Farmabassano. Una lunga serie di ulteriori irregolarità volte ad agevolare gli imprenditori siciliani che, in cambio, avrebbero promesso all’ex sindaco un ruolo nella futura gestione della farmacia.

Bono nega: non conosceva l’ex sindaco De Luca; non aveva mai avuto rapporti con lui prima di quella gara, trovata su Internet e alla quale era interessato perché aveva il figlio farmacista. Solo in seguito si rende conto che è più la spesa che l’impresa: 690mila euro era solo il costo del capitale sociale, cui andavano aggiunti i lavori per costruire la farmacia, i mobili, i medicinali. Un salasso che spinse Bono a fare un passo indietro. 

Le posizioni degli indagati sono destinate a dividersi. Alla prossima udienza, il gup Stefano Pepe pronuncerà sentenza del processo con rito abbreviato per i Bono e deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio di De Luca e dell’imprenditrice.


Cinque indagati per la farmacia comunale


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20 febbraio, 2015

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