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Nepi - Inchiesta "Barbarie" - Riesumate le salme - Il giudice stringe sulla perizia: dovrà essere pronta entro il 20 aprile

Anziani maltrattati, i medici legali prendono tempo

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Casa di riposo di Nepi - Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi – Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi - Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi – Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi - Anziani picchiati e insultati

Casa di riposo di Nepi – Anziani picchiati e insultati

Nepi – Salta di nuovo l’udienza sui maltrattamenti alla “Serena Senectus”.

I medici legali incaricati di riesumare le salme degli anziani ricoverati nella struttura non hanno ancora consegnato al gip la loro relazione.

Secondo rinvio in pochi mesi, sempre per lo stesso motivo. Ma il giudice Francesco Rigato vuole stringere i tempi. E al team medico legale ha imposto il 20 aprile come termine massimo di deposito della perizia, senza la quale l’incidente probatorio non può andare avanti.

L’arresto per la titolare della casa di riposo Michelina Miseria e per la figlia Rosalia Ceci scattò nel novembre 2013. Gli investigatori la chiamarono Operazione Barbarie: dai filmati delle telecamere piazzate nella struttura, i Nas scoprirono che i dieci ospiti, tutti almeno ultraottantenni, venivano regolarmente insultati, offesi e legati mani e piedi per immobilizzarli durante i pasti. L’input alle indagini, coordinate dal pm Renzo Petroselli, arrivò dalla segnalazione di un ex operatore della casa di riposo.

Ma nel mirino del reparto speciale dell’Arma, la “Serena Senectus” era già finita ad aprile. Verifiche eseguite nell’ambito di un controllo nazionale sulle case di riposo avrebbe svelato anomalie strutturali e amministrative. Ma c’era dell’altro.

Frasi terribili venivano riservate agli anziani ospiti: “Ma che cazzo fai, ma sei deficiente?”. E ancora, “E’ Gesù Cristo che te fa campa’, se te facesse morì…”. E ancora: “Tu non hai finito de dormì?”, si rivolge un’operatrice a un anziano che si era accasciato durante il pranzo. E a un altro che aveva cercato di ribellarsi: “Te possa pijà un colpo!”.

L’incidente probatorio era stato chiesto dalla difesa di madre e figlia – avvocati Carlo Taormina e Fausto Barili – per dimostrare che non c’era stato nessun maltrattamento sugli anziani ospiti della struttura. Tracce sui corpi degli anziani saranno difficili da trovare. La riesumazione delle salme sarebbe stata eseguita l’estate scorsa. Almeno a due mesi dalla morte degli anziani e un anno dopo i presunti maltrattamenti. Che già di per sé non è detto abbiano lasciato segni sulle vittime.

Per la parte civile le cartelle cliniche degli anziani parlano da sole.


Anziani maltrattati, parola ai medici legali


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2 marzo, 2015

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