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“Appalti pilotati, nell’ambiente si sapeva…”

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L'imprenditore Domenico Chiavarino [4]

L’imprenditore Domenico Chiavarino, testimone al processo “Genio e sregolatezza”

Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza [5]

Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza

Genio e sregolatezza, un'intercettazione ambientale [6]

Genio e sregolatezza, un’intercettazione ambientale

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo [7]

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

Viterbo – (s.m.) – Sei testimoni tra cui Domenico Chavarino.

La scena è tutta dell’imprenditore di Celleno alla nuova udienza del processo “Genio e sregolatezza”, sulla presunta appaltopoli viterbese.

La testimonianza più lunga – un’ora circa – è la sua. Del resto, fu lo stesso Chiavarino a dare impulso a indagini iniziate già da tempo dal Nipaf della forestale. Interrogato [8] nel 2009, mentre era in carcere per tangenti, si lasciò andare coi pm a considerazioni su un ipotetico sistema di spartizione degli appalti a Viterbo. Appalti “vinti da un limitato numero di ditte”, raccontava anni fa. 

Oggi conferma a denti stretti, tra ricordi appannati e tentativi iniziali di fare marcia indietro. Solo quando il presidente Eugenio Turco gli ricorda che è sotto giuramento ammette che, sì, era vero. “Non ufficialmente, ma ufficiosamente, dalle voci che circolavano nell’ambiente. Era una cosa che si sapeva…”.

Domenico Chiavarino è il fratello dell’imprenditore Gianfranco, travolto in pieno dall’indagine sui presunti accordi tra titolari di aziende, amministratori e funzionari del Genio civile per spartirsi fette della grande torta degli appalti pubblici. Dalla vicenda, Gianfranco Chiavarino è uscito solo patteggiando insieme alla figlia Daniela e all’altro imprenditore Roberto Tomassetti.

Più di sessanta indagati (con molte archiviazioni). Ma a processo sono arrivati in otto, per corruzione e turbativa d’asta, con l’accusa di essersi aggiudicati gare a Viterbo e provincia allungando presunte tangenti in particolare al funzionare del Genio civile Roberto Lanzi.

Meccanismo che anche un altro imprenditore ascoltato oggi sembra confermare, ma solo a titolo di sospetto, perché in realtà, non aveva “mai saputo né direttamente, né indirettamente di un sistema ad hoc per pilotare le gare”. Comunque, l’imprenditore si regolò di conseguenza: “A un certo punto ho deciso di non partecipare più alle gare indette dai piccoli comuni, in collaborazione col Genio civile. Non vincevo mai. E quando non ti capita mai di vincere, specie a casa tua, qualche domanda te la fai…”.

Ascoltati anche i consulenti dell’accusa per le intercettazioni e l’assistente capo della forestale Paolo Cerasi, nel pool di investigatori che seguirono l’indagine. Prossima udienza il 19 marzo.


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