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Appalti truccati, un imprenditore: “Offerte anomale”

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Genio e sregolatezza, un'intercettazione ambientale [4]

Genio e sregolatezza, un’intercettazione ambientale

Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza [5]

Appaltopoli in aula, il processo Genio e sregolatezza

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo [6]

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo

Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici [7]

Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici

L'imprenditore Domenico Chiavarino [8]

L’imprenditore Domenico Chiavarino, testimone al processo “Genio e sregolatezza”

L'imprenditore Gianfranco Chiavarino [9]

L’imprenditore Gianfranco Chiavarino, uscito col patteggiamento dalla vicenda “Genio e sregolatezza”

Viterbo – Anomalie nelle offerte che facevano pensare ad accordi tra gli imprenditori per pilotare l’appalto.

Lo dice Giuseppe Mantovani, della Blerana edile srl. Imprenditore di vecchia data e testimone al processo “Genio e sregolatezza”, sui presunti appalti truccati all’ombra del Genio civile.

Mantovani parla di un appalto preciso: quello per ristrutturare la scuola della Quercia. Gara da 429mila euro, vinta da uno degli imputati: Fabrizio Giraldo, titolare della Tecnoedil.

Nell’esperienza di Mantovani c’è un indicatore preciso di turbativa d’asta: “Quando i ribassi sono troppo bassi o troppo alti o troppo simili, è probabile che ci sia un accordo”. Nella gara della Quercia, la maggior parte delle aziende propone ribassi tra il 3 e il 5 per cento.

La Tecnoedil vince anche l’appalto per la palestra a Sipicciano; seconda la Blerana di Mantovani.

L’imprenditore tenta un ricorso al Tar che non va a buon fine, spinto anche dal tecnico dello studio cui si era affidato per il progetto della palestra: “Diceva che l’offerta vincitrice non era la migliore ed esprimeva grossi dubbi sulla professionalità di Lanzi perché pensava favorisse altre imprese”.

Lo pensano anche i pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma, secondo i quali Lanzi avrebbe preso tangenti [10], in cambio dei “favoritismi” a un ristretto gruppo di aziende, tra cui la Tecnoedil. In una borsa di pelle di Lanzi, i forestali del Nipaf trovano anche un foglio excel con degli importi gara per gara, per un totale di 51mila euro. Pensano siano le tangenti che Giraldo doveva a Lanzi. Ma per la difesa non hanno prove.

Il titolare della Blerana srl racconta di aver rinunciato a partecipare alle gare indette dai piccoli comuni con l’aiuto del Genio civile. “Non vincevo mai e quand’è così una domanda te la fai…”. Ma quelle su Lanzi, per Mantovani, erano “voci”. “Chiacchiere” di cui parla anche l’imprenditore Domenico Chiavarino, mai stato indagato nel procedimento “Genio e sregolatezza” e teste-chiave all’udienza di ieri. Molto meno convinto di sei anni fa, quando fece capire di conoscere a menadito il sistema di spartizione degli appalti ipotizzato dagli inquirenti. Il motivo è che ne era spesso escluso, al punto da parlare, allora, di “nessuna possibilità di aggiudicarsi gli appalti” [11] per chi era fuori dal giro.

Oggi Chiavarino tentenna, a metà tra l’ammissione e il dietrofront.

Conosce Lanzi sul finire degli anni Novanta. Gli viene presentato come “persona competente al fine di poterci garantire la vittoria di un certo numero di gare, in cambio di una percentuale”. Questo raccontò ai pm mentre era in carcere per aver versato una tangente. E proprio con la scusa dell’infelice permanenza a Mammagialla, si giustifica: “Dissi quelle cose in un momento molto particolare della mia vita. Ero dimagrito dieci chili. Non stavo bene…”.

Il giudice gli ricorda che i testimoni reticenti rischiano da due a sei anni. E allora conferma tutto: che Lanzi era “il personaggio più importante” nella presunta appaltopoli. Che aveva ricevuto confidenze su quale ditta doveva vincere la gara della pista rossa [12] in strada Bagni. Che le gare erano “generalmente vinte da un numero limitato di imprese”. Tanto zucchero per ingoiare la pillola. E il contenuto di un intero interrogatorio ridotto a “voci di corridoio”.

Naturalmente, i processi non si fanno con le “voci”. Ma quando Chiavarino risponde alle domande dei pm in carcere, i forestali intercettano gli indagati già da mesi.

Dopo di lui, parlerà il fratello Gianfranco. Travolto in pieno dall’ondata appaltopoli e costretto a patteggiare per evitare il processo.

Stefania Moretti


Articoli: Chiavarino: “Appalti pilotati, nell’ambiente si sapeva…” [13] – Chiavarino nel 2009: “Nessuna possibilità di aggiudicarsi gli appalti” [11]


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