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Viterbo - Via vai delle fiamme gialle dall'ente di via Garbini - Sopralluoghi continui - Inchiesta ad ampio raggio ma senza indagati

Ater, la finanza porta via un altro computer

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La sede dell'Ater

La sede dell’Ater

Ugo Gigli

Ugo Gigli

Il presidente dell'Ater Maria Gabriela Grassini

Maria Gabriela Grassini

Viterbo – Si sono presentati ieri mattina con un decreto di esibizione atti e sono usciti dall’Ater con un computer.

Vanno avanti senza sosta le indagini della finanza sull’ente di via Garbini.

Anche ieri, le fiamme gialle sono tornate all’azienda territoriale per l’edilizia residenziale. Un sopralluogo discreto, in borghese, da parte della squadra di polizia giudiziaria che lavora fianco a fianco con il pm Renzo Petroselli.

Negli uffici si sarebbero trattenuti per circa un paio d’ore, portando via il computer di una dirigente. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Polizia giudiziaria e nucleo di polizia tributaria hanno un bel da fare. Evidentemente, la documentazione da visionare è talmente tanta da richiedere più accessi per poterne prendere e setacciare un po’ alla volta.

Il fascicolo è l’ultimo aperto dalla procura di Viterbo contro ignoti. E, finora, probabilmente, è quello più voluminoso riguardante l’ente per l’edilizia residenziale viterbese.

Abuso d’ufficio, peculato e rifiuto di atti d’ufficio i potenziali reati configurabili secondo gli inquirenti. Ma per capire se sarà possibile contestarli a qualcuno, gli investigatori stanno procedendo a una serie di accertamenti ad ampio raggio.

Riguarderebbero la gestione amministrativa dell’Ater. Il contratto di Gigli. Premi, retribuzioni e avanzamenti di carriera dei dipendenti. Ma anche destituzioni improvvise, come quella di un dirigente assunto per concorso e con uno stipendio invidiabile, ma che sarebbe durato solo pochi giorni all’Ater.

E poi, ancora, l’assegnazione dei lavori ad aziende presumibilmente ‘agevolate’ rispetto ad altre, per legami di parentela con i dipendenti. Aziende che sarebbero riuscite a eludere il normale meccanismo di rotazione che un ente pubblico è tenuto a osservare. 

Non ultima, la contabilità, già oggetto di almeno un esposto dell’ex presidente dell’Ater Maria Gabriela Grassini alla procura e alla Corte dei conti. “Mi sono limitata a fare il mio dovere – dichiarò l’ex presidente all’epoca -. Cioè, a segnalare alla Corte dei conti le mie perplessità sulla decisione di diminuire forzosamente le perdite dai 3 milioni e 800mila euro iniziali a 900mila euro. Perdite che erano emerse dalla prima bozza di consuntivo 2012. Ho chiesto solo ai magistrati contabili un parere su quella decisione”.

Gigli la denunciò per calunnia. Ma per ora, la Grassini è parte offesa per lo stesso reato nel procedimento contro l’ex direttore generale, che tornerà davanti al gup la prossima settimana. 

Il clima all’Ater era diventato incandescente dall’estate 2013: Gigli mise letteralmente alla porta l’allora presidente, dopo averle comunicato la decadenza dalla carica. E per assicurarsi che non sarebbe più entrata nel suo ufficio, fece cambiare la serratura facendole trovare all’ingresso tutte le sue cose.

Ma i rapporti non erano buoni neanche da prima. Al punto da far dire alla Grassini, anche pubblicamente, in più occasioni, di dover “faticare per avere i documenti”, lasciandosi andare anche a considerazioni sui “costi per il direttore, la cui remunerazione è sostanziosa”, o sulla gestione accentratrice dell’Ater: “Dopo quarant’anni è evidente che si sente l’azienda come se fosse sua, io pure dopo avere amministrato per dieci anni il comune di San Lorenzo, me lo sentivo un po’ mio, ma non è così e l’Ater è un’azienda pubblica”, dichiarava la presidente qualche mese prima della sua estromissione, riflettendo anche sui fondi zero per la manutenzione del patrimonio immobiliare dell’azienda.

Segnalazioni puntualmente girate all’autorità giudiziaria che adesso, probabilmente, si sta muovendo anche per approfondire quelle tematiche.


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20 marzo, 2015

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