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Viterbo - Giovedì scorso udienza rinviata, ma la corte d'appello è stata chiara: tempo scaduto per il processo bis

Crollo del museo civico verso la prescrizione

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Il crollo del museo civico

Il crollo del museo civico

Crollo del Museo Civico 25 maggio 2005

Il crollo del museo civico

Crollo del Museo Civico 26 maggio 2005

Il pm Paola Conti sul posto il giorno del crollo

Crollo del Museo Civico 26 maggio 2005

Il crollo del museo civico

Viterbo – Crollo del museo civico verso la prescrizione.

Nessuna sentenza, giovedì, al processo d’appello ai due geometri Fabio Pizzi e Simone Morucci, all’architetto Ferdinando Contessa e all’ex dirigente del settore Lavori pubblici Paolo Izzi.

L’udienza è stata rinviata a novembre, ma la corte d’appello di Roma è stata chiara: non ci sono gli estremi per un processo bis. Il tempo è praticamente scaduto per l’accusa di disastro colposo mossa ai quattro imputati. 

Era il 25 maggio 2005. Piazza Crispi fu scossa da un boato: l’ala della pinacoteca venne giù, sbriciolandosi in un cumulo di macerie. La strage fu evitata solo grazie al rinvio di un’inaugurazione che avrebbe dovuto tenersi quel giorno, all’ora esatta del crollo.

I ciottoli colpirono una donna che passeggiava con il nipotino. Circostanza che fece aggiungere anche l’accusa di lesioni a quella di disastro colposo, ma la signora, in seguito, ha ritirato la querela.

Il pm Paola Conti apre un fascicolo. Dopo le richieste di rinvio a giudizio nel 2008, il gup del tribunale di Viterbo Salvatore Fanti dispose il processo per tutti il 9 giugno 2010. L’istruttoria, nei due anni successivi, puntò a chiarire se c’erano state avvisaglie del crollo che i quattro imputati avevano sottovalutato.

Prima ancora del tribunale, la risposta arrivò nel gennaio 2011 dalla Corte dei conti, che condannò i quattro a un risarcimento di 100mila euro in solido, in base alle diverse qualifiche: 65mila euro Izzi, dirigente del settore Lavori pubblici; 30mila euro Contessa, responsabile del servizio manutenzioni; 2mila e 500 euro Pizzi e Morucci, tecnici responsabili della manutenzione degli immobili comunali.

“La negligenza – scrivevano i magistrati contabili nelle motivazioni della sentenza – è, quindi, da rinvenire nella mancata esecuzione di dovute attività ispettive e nella mancata adozione di opportune cautele, atteso che, se gli stessi avessero adottato la normale diligenza, i segnali premonitori denunciati dal quadro fessurativo avrebbero consentito un intervento appropriato”. 

Il tribunale di Viterbo conferma: tutti condannati a un anno per disastro colposo. Ma per la sentenza bis è tardi. A novembre, con tutta probabilità, la corte d’appello dichiarerà la prescrizione.


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23 marzo, 2015

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