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Feto tra i rifiuti, difesa contro il carcere per la madre

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto [3]

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Viterbo – E’ ancora braccio di ferro. E’ ancora Cassazione.

Dopo una lunga serie di ricorsi e controricorsi, la vicenda della neonata gettata in un secchio dell’immondizia al quartiere del Carmine torna l’8 aprile davanti alla Suprema Corte.

Motivo: discutere il ricorso della difesa della giovane madre romena che il 2 maggio 2013 decise di disfarsi della figlia, fatta nascere prematuramente e abbandonata tra i rifiuti in via Solieri. 

Gli avvocati della giovane donna, oggi 26enne, si oppongono al carcere: la ragazza vive stabilmente in Romania con un figlio piccolo che accudisce da sola.

A dicembre, il pm titolare delle indagini, Franco Pacifici, aveva ottenuto l’ok dal tribunale del Riesame al mandato di arresto europeo per la 26enne che, nel frattempo, dopo sei mesi in cella a Civitavecchia e Rebibbia, era uscita per decorrenza dei termini e volata al suo paese natale.

In quei sei mesi, tra procura e tribunale fu scontro frontale sull’ipotesi di reato: per il gip Francesco Rigato era occultamento di cadavere; per il pm Pacifici anche omicidio volontario. Ci è voluta un’interminabile serie di passaggi tra Riesame e Cassazione per ancorare definitivamente l’accusa: omicidio volontario, occultamento di cadavere e, per l’infermiere che aiutò la 26enne a procurarsi il farmaco per indurre il parto con una ricetta falsa, anche esercizio abusivo della professione. 

La ragazza avrebbe partorito da sola in casa al settimo mese, per poi mettere la piccola in una busta e lasciarla in un cassonetto in via Solieri. Solo dopo ore, arrivata in preda a forti dolori al pronto soccorso di Belcolle, ha raccontato quello che aveva fatto ai poliziotti della squadra mobile. E per lei sono scattate le manette.

Dopo la pronuncia del Riesame sul mandato di arresto, i legali della ragazza, Maria Antonietta Russo e Samuele De Santis, hanno adìto la Suprema Corte, che ha fissato l’udienza al mese prossimo. Il tutto, nel tentativo di scongiurare una nuova misura cautelare per la 26enne, che ha già scelto di essere giudicata con rito abbreviato, diversamente dall’infermiere.

Per lui, all’udienza preliminare fissata sempre ai primi di aprile, il gup Salvatore Fanti deciderà se rinviarlo a giudizio. In tal caso, il processo sarà in Corte d’Assise. 


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