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Viterbo - Elezioni provinciali - Fabio Bartolacci non vede chiusa la partita delle provinciali e riparte da un centrodestra rivitalizzato lasciandosi alle spalle le critiche nei suoi confronti che provengono anche dal suo stesso schieramento

“Mazzola ostenta sicurezza per nascondere la debolezza”

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Fabio Bartolacci

Fabio Bartolacci 

Tuscania – “Mazzola ostenta sicurezza per nascondere la debolezza”.

Fabio Bartolacci non vede chiusa la partita per le provinciali che lo vedono sfidarsi contro Mauro Mazzola. Sulla carta, il centrodestra non ha i numeri, ma il sindaco di Tuscania affronta l’avventura come chi ha tutto da giocarsi per conquistare l’obiettivo.

Del resto, nella Tuscia, molti comuni di centrosinistra amministrano con esponenti che non appartengono a questo schieramento e da qui, per lui, si deve ripartire. Bartolacci sente di avere le carte in regola e prosegue la sua corsa senza ascoltare le critiche nei suoi confronti covate addirittura in casa sua. Per lui, sono solo un esempio di una bassa politica e fatti da chi nella propria esperienza “ha fallito”.

Ora c’è solo da pensare a come gestire i problemi dell’ente e ad andare avanti con l’aiuto di tutti, magari anche quello della Lega, ancora indecisa, e a cui Bartolacci strizza l’occhio.

Che significato ha la sua candidatura?
“Raccoglie molti consensi – dice Bartolacci -, soprattutto da amministratori e sindaci coi quali stiamo creando un nuovo percorso di aggregazione del centrodestra, condiviso, in particolare, da Forza Italia e Fratelli d’Italia”.

Il centrodestra viterbese torna di nuovo unito?
“Lo auspico, ma saranno i partiti a definire e analizzare le dinamiche. Credo comunque ci siano le condizioni, nonostante la varietà di personaggi e cervelli che è giusto abbiano il loro spazio e la possibilità di dare il loro contributo”.

Mazzola ha definito la sua una “candidatura di servizio” e ha sostenuto anche che lei non fosse poi tanto giovane politicamente.
“Uno è giovane se si comporta come tale e a giudicare devono essere le persone e non i politici fra loro. Il suo è più un modo semplicistico di esternare certe idee e posizioni. Mazzola mi sembra più preoccupato di quanto voglia far credere e la sua ostentazione di sicurezza è solo un sintomo di grande debolezza. Non aggiungo altro”.

Sulla carta, il centrodestra non ha i numeri. Perché hanno deciso di metterla in pista?
“La sfida è difficile – ammette -, ma, è pur vero che le avventure si sa da dove iniziano, ma non si sa mai come vanno a finire. Nell’urna c’è il segreto e ognuno voterà chi ritiene più giusto e opportuno”.

C’è stata davvero quella cena in cui esponenti di centrodestra avrebbero sostenuto la candidatura di Mazzola?
“Ci fu una cena nell’agosto o settembre del 2014, in cui si fece un ragionamento per le provinciali, che era però agli albori, e in cui più sindaci di entrambi gli schieramenti hanno valutato la possibilità di fare un progetto nell’interesse del territorio. Nel momento in cui, però, una persona si presenta come espressione di uno schieramento politico, secondo me, ogni discussione viene meno. In quell’occasione, inoltre, non sono stati assunti impegni e nessuno ha dato la sua parola per portare avanti la proposta. Forse, è solo lui che ha usato quella riunione per avere una chance in più all’interno della sua area. E così è stato, visto che lo hanno candidato”.

C’è chi, nel suo schieramento e nel suo paese, critica la sua candidatura.
“Sono accuse pretestuose e infondate che vorrei vedere da quale pulpito vengono. Rappresentano solo il livello più basso della politica che lascio fare agli altri. Mi sono candidato e non starò dietro a certe critiche di personaggi che si sono presentati e non hanno avuto consenso. Questo perché, forse, hanno fallito e io, consigli da falliti non li prendo”.

Qual è la sua ricetta?
La provincia è un ente tutto da inventare e, a breve, la regione e lo stato decideranno cosa farne. Nel frattempo, ci vuole dunque un traghettatore che abbia moderazione, capacità e responsabilità amministrativa per portarla avanti. Doti che, secondo me, molti amministratori del territorio hanno e che anche io penso di rappresentare bene. Su scuole, strade e precari, sappiamo che non ci sono fondi e che siamo all’osso. Del resto, se i soldi non ci sono, non ci sono per nessuno, indipendentemente dallo schieramento politico, non ci prendiamo in giro. Servirà, dunque, una buona organizzazione per gestire situazioni del genere, ma è pur vero che un buon pilota non si misura in acque calme, ma in quelle tempestose. Non sono un accentratore e credo che, per poter uscire da questa risacca, serva la collaborazione di tutti per prendere le giuste decisioni. Se qualcuno pensa di andare in provincia a comandare da solo, commette un errore”.

Crede quindi di poter affrontare e vincere la sfida?
“Il centrodestra ha già vinto, perché ha dimostrato di essere pronto a recuperare il gap che c’era nel centrosinistra che, oltretutto, nella Tuscia, amministra con tanti consiglieri che non appartengono a questo schieramento. Partiamo da qui per capire cosa fare e per farlo insieme”.

Centrodestra vittorioso, ma senza Lega, che ancora non ha deciso se sostenerla o meno.
“So che con la Lega si sta muovendo qualcosa. La reputo una forza che, seppur poco rappresentata, ha comunque un ampio consenso che mostrerà di sicuro alle prossime elezioni. Sarei molto felice, se decidesse di appoggiare la mia candidatura e sarebbe per me una soddisfazione correre insieme in questa avventura che – conclude -, pur difficile, è comunque tutta da giocare”.

Paola Pierdomenico


– Mazzola: “Quella di Bartolacci è una candidatura di servizio”


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31 marzo, 2015

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