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Acquapendente - Progetto Narconon - La testimonianza di Simone Matini, per vent'anni tossicodipendente, agli studenti del Leonardo Da Vinci

“Oggi mi sento ribelle perché sono pulito”

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Acquapendente - L'autogestione all'istituto omnicomprensivo Leonardo da Vinci

Acquapendente – Studenti dell’istituto omnicomprensivo Leonardo da Vinci

Acquapendente – Sabato 28 febbraio l’istituto omnicomprensivo Leonardo Da Vinci ha ospitato nella sede del liceo scientifico un volontario nonché rappresentante del Narconon di Terni, Sandro Matini, tornato per un terzo incontro con gli studenti aquesiani.

Il programma Narconon si occupa di prevenzione e riabilitazione dalle droghe: trattasi di un metodo innovativo, breve ma efficace, che, escludendo l’utilizzo di psicofarmaci o di droghe sostitutive, per liberare la persona dalla dipendenza fa perno su un piano di disintossicazione basato su attività fisica, saune e assunzione di vitamine, provvedimenti mirati a rimuovere ed espellere con la sudorazione i residui di sostanze stupefacenti e alcool.

800 milioni di euro all’ora, 8 milioni di consumatori in Italia, circa il 60 per cento tra i 65mila carcerati italiani scontano un reato relativo all’uso o allo spaccio di veleni; sono questi i numeri posti all’attenzione dei ragazzi, per far sì che essi si rendano conto di quanto “la prima rovina di questo pianeta” (come ha definito la droga Matini) sia un fenomeno in incontrollabile espansione che li riguarda da vicino e che cela dietro di sé un ragguardevole movimento di denaro.

“Sono un semplice uomo di 47 anni”, si è riproposto così agli studenti dopo aver stretto loro la mano uno a uno, dimostrando un approccio molto vicino alla peer education, che lascia fuori intenti moralistici e discorsi “pomposi” per fare spazio a considerazioni che nascono da un’esperienza personale, esposte sì con serietà ma soprattutto con una semplicità e un modo di raccontarsi così trasparente e diretto da assicurargli – oltre attenzione e simpatia – profondo rispetto e considerazione da parte degli studenti.

Un uomo, un testimone, che esordisce con queste parole: “Ho fatto uso di droga per vent’anni”. Parla di sé con un’ironia che non si nasconde, di una vita che non gli è mai stata del tutto semplice, delle difficoltà economiche della sua famiglia, della madre Maria sul cui nome scherza commentando “Un destino già segnato!” e della sua educazione conventuale che influenzerà il piccolo Sandro, contribuendo alla crescita di un giovane ribelle che, in parte anche per il contesto domestico ma non solo, non si rivolterà contro il suo migliore amico quando gli metterà la prima canna in mano; di qui un cammino difficile, fatto di errori ma anche di pene, che degnamente scontate fanno di quest’ uomo, un figlio, un marito e un padre sereno.

Matini è entrato determinato di fronte ai ragazzi, non come un missionario o uno psicologo, ma in veste di un uomo che ha imparato una lezione a sue spese, da cui spera i giovani possano trovare uno spunto di riflessione e un criterio in più di scelta; ha lasciato agli alunni del Da Vinci un messaggio sulla droga molto chiaro, non una soluzione ma qualcosa da respingere.

“Oggi mi sento ribelle perché sono pulito!”, queste le sue parole di incoraggiamento per i ragazzi, per quelli che magari sono già coinvolti nel mondo della droga, ma anche per tutti gli altri, perché possano trovare la forza di ribellarsi alle tendenze senza farsi intimidire da niente e nessuno.

La risposta degli studenti non si è fatta aspettare, l’applauso intenso e fragoroso nell’aula conferenze ha sigillato l’incontro.


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1 marzo, 2015

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