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Viterbo - Processo Red Zoll - Evasione fiscale - Erano in due: condannato il figlio, il padre ha patteggiato

Un anno e mezzo al commercialista dei Marchetti

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Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

Operazione Red Zoll, le targhe sequestrate

I fratelli Elio e Catia Marchetti

I fratelli Elio e Catia Marchetti

Viterbo – (s.m.) – Condannato a un anno e mezzo.

E’ la sentenza per Luca Giordani, commercialista romano, consulente di fiducia degli imprenditori viterbesi Elio e Catia Marchetti.

Anche per lui era scattato l’arresto l’estate scorsa, nell’indagine della polstrada chiamata “Red zoll”. Targhe rosse. Come le targhe di importazione temporanea delle macchine provenienti dalla Germania e rivendute dalla concessionaria dei Marchetti in via della Palazzina. 

I Marchetti finirono in carcere. I Giordani ai domiciliari.

Gli inquirenti hanno ipotizzato un’evasione fiscale, nel meccanismo di importazione delle auto, che superava i 6 milioni di euro, ridotti a 4,5 dal tribunale del Riesame. Una cifra esagerata, secondo i legali dei Marchetti, Marco Valerio Mazzatosta, Roberto e Francesco Massatani. Ma se c’è stata evasione e a quanto ammonta lo diranno i due consulenti nominati dal tribunale di Viterbo, al processo tuttora in corso ai due fratelli imprenditori.

Dal fascicolo, le posizioni di Luca Giordani e del padre Bruno erano state stralciate. L’intenzione iniziale era quella di un doppio patteggiamento. Strada che, alla fine, ha seguito solo il padre, mentre Luca Giordani è stato processato ieri con rito abbreviato.

Un anno e mezzo, pena sospesa. Significa che non la sconterà, a men0 che non tornerà a delinquere nei prossimi cinque anni. La difesa può comunque fare appello.

L’accusa, sostanzialmente, era quella di aver individuato le teste di legno delle società riconducibili ai Marchetti o ai Giordani. Prestanome assoldati a 50 euro al mese (neanche tutti i mesi). Raccattati letteralmente dalla strada per amministrare compagini sociali solo sulla carta, mentre in realtà non sapevano neanche come erano fatti i libri contabili e mettevano firme su documenti che, per loro, erano semplici pezzi di carta. Lo hanno raccontato loro stessi all’ultima udienza del processo ai Marchetti. 


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18 aprile, 2015

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