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Feto nel cassonetto, niente carcere per la giovane madre

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Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto [3]

Il cassonetto di via Solieri dove è stato ritrovato il feto

Viterbo – Feto nel cassonetto, niente carcere per la giovane madre.

La Cassazione ha accolto ieri il ricorso della difesa della ragazza che quasi tre anni fa gettò sua figlia, fatta nascere prematuramente, in un cassonetto in via Solieri, al quartiere Carmine di Viterbo.

Gli avvocati, Samuele De Santis e Maria Antonietta Russo, si opponevano al carcere per la 26enne che ora si trova nel suo paese natale, la Romania, ed ha già scelto di essere giudicata con rito abbreviato per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

La Suprema Corte ha dunque deciso che la giovane donna romena, madre di un altro bambino, può restare libera in attesa del processo.

A dicembre il pm Franco Pacifici aveva ottenuto l’ok dal tribunale del Riesame al mandato di arresto europeo per la ragazza che dopo sei mesi di carcere a Civitavecchia e Rebibbia, era uscita per decorrenza dei termini e tornata in Romania. Ma ora la Cassazione ha annulla quell’ordinanza senza alcun rinvio.

“Sono dovuti passare tre anni dall’ipotetico delitto – commenta il legale De Santis – per arrivare a questa conclusione. Ora la ragazza è finalmente libera e lo rimarrà”.

Ma questo non è l’unico dei ricorsi che si sono susseguiti nel corso degli anni all’interno di questa vicenda. Il braccio di ferro tra accusa e difesa è stato continuo, anche o forse soprattutto, sull’ipotesi di reato.

Per il gip Francesco Rigato, infatti, si trattava di occultamento di cadavere, mentre per il pm Pacifici c’erano anche gli estremi per l’omicidio volontario. Dopo una serie lunghissima di passaggi tra ricorsi al Riesame e in Cassazione l’accusa ora è di omicidio volontario e occultamento di cadavere per la 26enne romena.

L’infermiere che aiutò la 26enne a procurarsi il farmaco per indurre il parto con una ricetta falsa, invece, oltre a questi due reati deve rispondere di esercizio abusivo della professione.

I fatti, che risalgono al 2 maggio del 2013, scossero Viterbo e la Tuscia. Secondo le ricostruzioni, la ragazza avrebbe partorito da sola in casa al settimo mese. Poi ha messo la piccola in una busta e l’ha gettata in un cassonetto. Ma la giovane continuava ad avere dolori fortissimi che l’hanno convinta ad andare al pronto soccorso di Belcolle. Qui ha raccontato tutto alla squadra mobile della polizia che l’ha arrestata.


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