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Giudice incompatibile, salta l’udienza preliminare

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Genio e sregolatezza, un'intercettazione ambientale [3]

Genio e sregolatezza, un’intercettazione ambientale

Genio e sregolatezza, la perquisizione dei forestali al Genio civile di Viterbo [4]

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Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici [5]

Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici

Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici [6]

Genio e sregolatezza, i forestali setacciano gli uffici

Viterbo – Appaltopoli bis, l’udienza preliminare può attendere.

Il giudice Stefano Pepe si è dichiarato incompatibile a decidere sul rinvio a giudizio degli imputati dell’altro troncone della vicenda “Genio e sregolatezza”, l’inchiesta sui presunti appalti truccati a Viterbo e provincia.

Per una ventina di gare il processo a otto persone, tra imprenditori, amministratori e funzionari del Genio civile, è già in corso da tempo. Solo un paio di appalti sono stati ‘staccati’ dal processo e riportati indietro all’udienza preliminare. Si tratta di lavori a Lubriano e della ristrutturazione dell’ex chiesa di San Marco a Tarquinia.

All’udienza di ieri, nulla di fatto. Il giudice Stefano Pepe ha potuto solo riunire i fascicoli inerenti i due appalti per farli confluire in un’unica udienza preliminare. Più di questo, non poteva: Pepe è incompatibile perché ha già deciso sui patteggiamenti di Gianfranco Chiavarino, Daniela Chiavarino (padre e figlia) e Roberto Tomassetti, gli imprenditori più ‘attivi’ nel sistema di spartizione delle gare scoperto dalla forestale.

Quindi, battuta d’arresto. Gli atti sono stati rimessi al presidente del tribunale, che dovrà assegnare il fascicolo a un nuovo giudice.

12 milioni di euro l’importo globale delle presunte gare truccate, in cambio di ipotetiche tangenti almeno al funzionario del Genio civile Roberto Lanzi. Proprio dal suo incarico all’ufficio regionale prende il nome l’indagine dei forestali del Nipaf (nuclei di polizia ambientale e forestale) che nel 2012 arrestano per due volte in un mese tredici persone tra imprenditori, amministratori (l’allora sindaco di Graffignano Adriano Santori e l’assessore Luciano Cardoni), Lanzi e la collega Gabriela Annesi. 

Una slavina sull’imprenditoria viterbese. Ma anche l’unico modo per fermare quello che, secondo gli inquirenti, era un meccanismo rodato e ben oliato di spartizione degli appalti, che avrebbe creato una minoranza di aziende privilegiate a discapito di tutte le altre.


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