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Viterbo - Furti - Polizia - Il gip: esigenze cautelari di eccezionale rilevanza - Martedì l'udienza al tribunale del Riesame

Operazione “Family”, negati i domiciliari alle mamme

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Operazione Family - I sette arrestati dalla squadra mobile

Operazione Family – I sette arrestati dalla squadra mobile

La polizia illustra l'Operazione family

La polizia illustra l’Operazione family

La polizia illustra l'Operazione family

La polizia illustra l’Operazione family

Mobile - Operazione Family - Mauro Denocenti all'uscita delle questura

Squadra Mobile – Operazione Family – Gli arrestati all’uscita della questura

Operazione Family - Gli arrestati

Squadra Mobile – Operazione Family – Gli arrestati all’uscita della questura

Polizia - Operazione Family - L'uscita degli arrestati dalla questura

Squadra Mobile – Operazione Family – Gli arrestati all’uscita della questura

Viterbo – (s.m.) – Hanno figli piccoli. Sarebbero potute andare agli arresti domiciliari, ma il tribunale di Viterbo ha detto no.

Daiana e Priscilla Esposito, sorelle di 29 e 34 anni, restano in carcere, perché la possibilità che tornino a delinquere è ancora alta. 

Lo ha deciso il gip Francesco Rigato, che ha respinto l’istanza di scarcerazione delle due donne, arrestate nella retata antifurti della squadra mobile.

Le manette erano scattate all’alba del 25 marzo; operazione “Family” è stata chiamata, per via dei legami di parentela tra gli arrestati. In sei, tra cui tre donne, sono stati presi subito. L’ultimo e l’unico che mancava all’appello si è costituito dopo ventiquattr’ore.

Pasqua in cella per sei arrestati su sette, ma da martedì tornano a lottare per la libertà.

Subito dopo le vacanze, è fissata l’udienza al tribunale del Riesame, su ricorso dei difensori degli arrestati, tutti in carcere tranne Evelin Hudorovich, la sola con l’obbligo di dimora.

Il gruppo, composto da diversi pregiudicati molto noti a Viterbo e provincia, è accusato di una serie di furti in negozi e auto in sosta. Scorrerie mordi e fuggi, che potevano fruttare un ricco bottino alla “family”: in un caso, a una donna che aveva parcheggiato l’auto, lasciando la borsa all’interno, erano stati portati via 1500 euro in contanti, oltre a documenti ed effetti personali.

Parola d’ordine: velocità. In pochi minuti, distraendo i commercianti o approfittando di un momento di assenza dei padroni delle auto, la banda riusciva a svuotare le casse dei negozi e a rompere i vetri delle macchine con dei martellini, per poi arraffare tutto quello che c’era all’interno. Carte e bancomat venivano subito prosciugati con prelievi istantanei, fino all’importo massimo. A volte, le vittime venivano seguite finché non parcheggiavano e si allontanavano, lasciando incustodita l’auto e il suo contenuto.

La polizia ha dalla sua le testimonianze e le descrizioni delle vittime dei furti, oltre alle registrazioni delle telecamere delle banche presso le quali venivano eseguiti i prelievi.

Agli interrogatori, hanno fatto tutti scena muta. Richiesta di scarcerazione era stata avanzata solo per le sorelle Esposito, ma le esigenze di custodia cautelare erano e sono di eccezionale rilevanza, soprattutto per il pericolo di tornare a colpire ancora.

Come al solito, non è detto che il tribunale del Riesame si pronunci martedì stesso sulle richieste dei difensori. Il collegio si riserverà e più tempo impiegherà per decidere, minori saranno le probabilità degli arrestati di uscire dal carcere. 


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6 aprile, 2015

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