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Montefiascone - Minorenni denunciano stupro, cinque ventenni assolti - Un anno dopo ancora niente motivazioni della decisione - L'ambasciata russa scrive alla Farnesina

Una sentenza senza un perché

di Stefania Moretti
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L'avvocato di parte civile Alessandro Sola

L’avvocato di parte civile Alessandro Sola

L'avvocato Paolo Angelo Sodani, difensore dei ragazzi insieme al collega Giandomenico Caiazza

L’avvocato Paolo Angelo Sodani, difensore dei ragazzi insieme al collega Giandomenico Caiazza

Montefiascone – Un anno fa, la sentenza che le strappò il cuore e la fece schizzare fuori dall’aula: i cinque ventenni che aveva denunciato per violenza sessuale venivano assolti con formula piena.

Dodici mesi dopo, per Anna (nome di fantasia), quella decisione resta ancora senza un perché.

La ventenne russa che si dichiara vittima di uno stupro nel bosco, tre ore stipata in macchina di notte con cinque ragazzi e la sua amica, non può ancora leggere le motivazioni di quella sentenza, perché non esistono. O, se esistono, non sono state ancora depositate. 

Né i difensori, né i legali di parte civile hanno avuto notizie, pur avendo bussato più volte alla cancelleria del gup Salvatore Fanti. L’avvocato di Anna, Alessandro Sola, ha mandato un sollecito scritto a gennaio.

Nessuna risposta. Probabilmente un cumulo di lavoro da smaltire in tempi più stretti. Ma intanto, aspettano Anna e la sua amica. I cinque ventenni assolti. Il pm Fabrizio Tucci per un eventuale appello che, subito dopo la sentenza, si era detto intenzionato a fare. E aspetta anche la diplomazia estera. 

“Sono stato contattato dalla Farnesina per avere notizie – spiega l’avvocato di Anna, Alessandro Sola -. A sua volta, il nostro ministero degli Esteri aveva ricevuto una segnalazione dal consolato russo, che raccoglieva le doglianze di Anna. Dalla Farnesina, mi hanno detto che si sarebbero interessati per capire le ragioni di tutto questo ritardo”.

L’ambasciata russa, in particolare, ha seguito la vicenda fin dalla prima ora. Il console Kiril Maslennikov era personalmente presente all’ultima udienza, insieme ad Anna, ai suoi genitori e alla psicologa che l’ha seguita per un periodo.

L’episodio travolse Acquapendente e Onano, paesi di provenienza dei cinque ragazzi denunciati. Ma il presunto stupro sarebbe avvenuto a Montefiascone la notte del 30 settembre 2012. Un sabato: Anna, 17 anni, e l’amica 16enne norvegese, entrambe in vacanza studio in Italia, incontrano il gruppetto in discoteca. Si conoscono. Forse si piacciono. A fine serata le ragazze chiedono uno strappo a casa. Escono alle 4 passate dal locale. Rientrano a casa alle otto. Con otto ore di ritardo sul coprifuoco imposto dalle famiglie che le ospitano ad Acquapendente. E un buco di oltre tre ore che coinciderebbe con lo stupro.

Ma il giudice non ci crede. Meno che mai i difensori, agguerriti nello smontare un’accusa di per sé compromessa dal doppio rigetto delle richieste di arresto della procura. “Le ragazze si contraddicono – spiega Sodani -. Una dice che l’altra non ha gridato, era addirittura convinta che le piacesse. Intercettate in procura, concordano una versione comune. Prima di denunciare il fatto, addirittura, aggiungono come amico su Facebook uno dei ragazzi”. La tesi della difesa è che le due amiche, dopo essersi volontariamente appartate con i ragazzi fino all’alba, abbiano inventato una scusa per paura di vedersi revocare la vacanza studio.

Forse c’è scritto questo, nelle motivazioni del gup. Ma finché non arriveranno nessuno saprà cos’abbia portato il tribunale di Viterbo a scagionare del tutto i cinque ventenni. Anna, comunque, non si arrende. “Vuole giustizia – dichiara il suo avvocato – e la vorrebbe nel più breve tempo possibile”.

Stefania Moretti


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7 aprile, 2015

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