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Viterbo - Processo Asl - La testimonianza di Giovanni Gorgoni, ex funzionario del settore Bilancio, sul clima in azienda, la guerra coi vertici e le 'promesse politiche'

“Con la tessera della Margherita farai carriera…”

di Stefania Moretti
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La cittadella della salute, sede della Asl

La cittadella della salute, sede della Asl

Aloisio in procura

Giuseppe Maria Aloisio

Mauro Paoloni

Mauro Paoloni

Viterbo – “Mi è stato chiesto da Paoloni di fare la tessera della Margherita. In questo modo avrei avuto migliori prospettive di carriera”.

Parola di Giovanni Gorgoni, direttore generale della Asl di Lecce, con un passato alla Asl di Viterbo. Ci ha lavorato fino al 2008. Quel suo pezzo di vissuto professionale emerge prepotentemente al processo per l’appaltopoli sanitaria, ipotizzata dai pm viterbesi: lavori a imprese ‘amiche’, in cambio di tangenti o ritorno politico.

La cornice sarebbe quella di una gestione fortemente autoritaria della Asl, con vita difficile per chi si metteva contro i principali imputati al processo: l’allora direttore generale Giuseppe Aloisio e il suo braccio destro Mauro Paoloni.

Tra “i dissidenti”, c’è anche Gorgoni. L’ex funzionario del Bilancio non accetta di iscriversi a quello che viene definito il partito di riferimento di Aloisio e Paoloni.


“Trasferito dal bilancio a un ufficio creato in quattro e quattr’otto”

Gorgoni racconta di come circolassero le voci di una sua imminente sostituzione con un’altra dirigente. L’ex funzionario parla di “chiara volontà di ostracismo verso chiunque remasse contro la direzione: in tutti i casi di opposizione, il personale è caduto in disgrazia, andato in pensione o ha trovato altri impieghi”. Sono gli “esodati” della Asl di Viterbo, che la dirigenza avrebbe cercato di licenziare o messo in condizioni di andarsene. Così hanno raccontato loro il mese scorso, sfilando uno a uno davanti ai giudici: da Fabio Micio, con due pratiche di licenziamento avviate e poi bloccate, ad Aldo Bedini, che si vede revocare il suo incarico e preferisce andare in pensione. Fino a Eleonora Di Giulio, che non arriva neppure alla scadenza del contratto, tanto erano diventati forti i contrasti con la gerarchia.

Gorgoni, dal Bilancio, passa di colpo a un ufficio “creato in quattro e quattr’otto, per informatizzare le sale operatorie”. “Sarà stata anche una buona cosa per la Asl, ma a me restava un sacco di tempo libero. Di fatto, per due anni, sono stato come messo in panchina”.


 “Cittadella della salute, un’operazione elettorale”

Per l’affare Cittadella della Salute, il palazzone in via Enrico Fermi dove concentrare gli uffici amministrativi della Asl, Gorgoni parla di “operazione elettorale”. “L’affitto era fuori mercato – spiega l’ex funzionario del Bilancio -. Ottenni un appuntamento con il segretario particolare del presidente Marrazzo per informarlo. Ne sapeva molto più di me: ‘Ha una visione troppo romantica della politica’, mi disse. ‘Quel palazzo è di Marcoccia e Cesetti. Il primo, elettoralmente, lo porti dove vuoi. Il secondo ha un pacchetto di voti di Forza Italia trasferibili alla Margherita’”. Tempo dopo, Aloisio avrebbe fatto sapere di essere al corrente di tutto. Anche di “certi pellegrinaggi a Roma”, come la trasferta in Regione di Gorgoni, che smette ufficialmente di fidarsi di chicchessia, sul posto di lavoro.

La sua testimonianza, secondo gli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, è puramente “di colore”: nulla aggiunge al processo e neppure a un principio elementare quanto risaputo, nella gestione della sanità: le nomine dei dirigenti delle Asl sono da sempre smaccatamente politiche.


 Assunzioni su richiesta

Altri due testimoni sono stati sentiti sulla gara per il servizio di Front Office del 2009: i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci sostengono che Aloisio, tramite l’allora responsabile del Ced Ferdinando Selvaggini, abbia chiesto l’assunzione di due persone a Enrico Tofani, responsabile tecnico dell’azienda Nta. Assunzioni che, per l’accusa, sarebbero giovate – in termini di voti – più che ad Aloisio, alla moglie, all’epoca consigliere comunale a Viterbo. Ipotesi del tutto insussistente per i difensori dell’ex dg. “Selvaggini usò l’arma del ricatto – spiega Tofani, ascoltato in aula -, facendomi capire che le mie possibilità di aggiudicarmi la gara sarebbero diminuite, ma non ci ho creduto: una gara di quel tipo non si può turbare in quel modo. Comunque l’abbiamo vinta senza assumere nessuna delle persone richieste. Facemmo un colloquio e niente di più”. E’ il periodo del primo arresto di Selvaggini, sorpreso nel luglio 2009 a intascare una tangente. Furono i primi arresti eccellenti dell’inchiesta Asl.

Stefania Moretti


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16 maggio, 2015

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