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Viterbo - Crisi in comune - Moltoni (Oltre le Mura) critico con l'amministrazione chiede condivisione e spazio in giunta

“Michelini faccia lui il sindaco e lo faccia bene…”

di Giuseppe Ferlicca

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Chicco Moltoni

Chicco Moltoni

Elezioni provinciali 2015 - Insogna e Moltoni

Insogna e Moltoni 

Leonardo Michelini e Sergio Insogna

Leonardo Michelini e Sergio Insogna 

Viterbo – Crisi in comune: per risolverla Michelini deve ancora sentire i gruppi in maggioranza, ma pure singoli consiglieri che da tempo mostrano insofferenza verso le scelte dell’amministrazione e dello stesso sindaco.

Fra questi ci sono Sergio Insogna e Chicco Moltoni (ai confini di Oltre le mura). Quest’ultimo è in attesa della sentenza per il Cev in cui si definirà se potrà restare o meno nel suo ruolo. Si augura di non regalare a qualcuno la soddisfazione di vederlo uscire e intanto a Michelini manda a dire di fare lui il sindaco e di farlo bene e chiede che siano rappresentati in giunta.

Dopo l’approvazione del consuntivo la situazione in maggioranza va chiarendosi?
“Vedremo. Sono abituato ai fatti e non alle chiacchiere. Dopo 21 anni ne ho sentite tante di parole. Valuto i fatti”.

Che sarebbero?
“Il quadro politico in comune è cambiato, a parte quello che dice il sindaco. Siamo tutti grandi e abbiamo i capelli bianchi, chi ha la fortuna di averli. Michelini ha presentato una nuova realtà politica alle elezioni provinciali, al consiglio comunale di Tarquinia si è già formato un gruppo con quel nome. A parte le belle parole di Treta, Tofani o Rossi, qualcosa è cambiato. Io mi aspetto di capire come il sindaco intende rapportarsi con la nuova geografia politica dentro il comune”.

Cosa rimproverate a Michelini?
“Facesse il sindaco, lo facesse lui e lo facesse bene. Amministri bene e si rapporti bene con la sua maggioranza. Sono contento che ci dica spesso come sia stato eletto dai cittadini. E’ lui però che se lo dovrebbe ricordare di più. Lo sottolineo tre volte. Ricordo che i consiglieri non sono stati nominati, come qualcuno in giunta o in altri organismi. Ma pure loro eletti dai cittadini, che hanno scritto sulla scheda un nome. Quello del sindaco c’era. Il mio e quello d’altri lo hanno dovuto scrivere. E’ un suo dovere rapportarsi in modo giusto. Io e Sergio siamo stati sempre presenti, pure al bilancio preventivo, alla maratona dello scorso agosto. Senza di noi non sarebbe passato”.

Adesso vi convocherà e parlerete.
“Non lo ha ancora fatto, lo farà. Aspettiamo. A me non scade nulla, qualcuno spera che a breve ci sia la condanna, con il responso che stiamo aspettando per la vicenda Cev. Spero di non poter dare loro questa soddisfazione”.

Cosa chiedete al primo cittadino?
“Di condividere le responsabilità di governo. Non solo quelle di quando si vota, ma l’azione di governo, la progettazione, le idee, come si arriva a determinati obiettivi. Abbiamo posto una questione al sindaco, pare che sia disposto a incontraci cosa che finora non ha ritenuto opportuno fare”.

Traducendo, condividere responsabilità di governo vuol dire entrare in giunta?
“Non voglio niente per me. Io voglio solo capire come farà il sindaco a renderci partecipi. Non ho nulla da chiedere, se non comprendere come intende renderci parte attiva in un discorso di corresponsabilizzazione nell’attività politica e amministrativa”.

Facendovi spazio in giunta?
“La giunta è un organo importantissimo, essere rappresentati è fondamentale, dal momento che tante decisioni non passano dal consiglio comunale e altre ci arrivano dopo che la scelta è stata già presa”.

Sulla giunta il sindaco ha l’ultima parola. E’ una sua prerogativa.
“A forza di prerogative andiamo a sbattere tutti quanti. Il primo cittadino è chiamato a scegliere ma deve rapportarsi con le forze che lo sostengono in consiglio comunale. Il sindaco può anche fare la giunta da solo, poi va in consiglio e vota da solo. E’ logico che deve esserci sintonia con i consiglieri”.

Lei e Insogna siete di Oltre le mura, ma critici verso la confederazione fra le liste civiche, cui però il suo gruppo ha aderito. Come vi posizionate?
“Fanno il gioco delle tre carte, un po’ stanno insieme e un poi separati. Si sono uniti, ma quando hanno capito che così facendo, insieme sono sovra rappresentati, vanno separati, però sono uniti. A me interessa la sostanza. Non può esserci un monocolore, ma va preservata la giusta rappresentanza”.

Giuseppe Ferlicca


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21 maggio, 2015

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