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Pescia Romana - Ieri l'udienza al tribunale di Civitavecchia, il gip prende tempo

Bimbo muore a tre anni, i genitori: “Non archiviate”

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Il piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno

Il babbo Filippo e la mamma Valentina col piccolo Leonardo Sonno

Il babbo Filippo e la mamma Valentina col piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno

Il piccolo Leonardo Sonno 

Pescia Romana – La febbre a 40 e la corsa in ospedale. Il medico che prescrive tachipirina e antibiotico e rimanda tutti a casa. Ma la mattina, quando vanno a svegliarlo, Leonardo è freddo. Paralizzato. Morto. I suoi occhi di bimbo non si apriranno mai più.

Per la tragedia che gli è piombata addosso senza preavviso, stravolgendo la loro vita, i genitori del bambino di tre anni stroncato da meningite batterica chiedono di indagare ancora. 

Il caso del piccolo Leonardo Sonno, l’anno scorso, fece il giro dei quotidiani nazionali in poche ore. Leonardo moriva la notte del 22 marzo 2014, a Pescia Romana. Portato all’ospedale di Tarquinia con la febbre altissima, viene dimesso. Alle 3,30 del mattino i genitori gli danno latte e biscotti; Leonardo vive e respira ancora. Quattro ore dopo, la mamma e il papà scoprono che non respira più.

Nel registro degli indagati per omicidio colposo finiscono i due medici che hanno visitato Leonardo: Alberto Falesiedi e Simone Bosi.

Sei mesi dopo, la consulenza della procura arriva a conclusioni nette: “Il bimbo sarebbe morto anche se ricoverato”, afferma il medico Cipolloni, incaricato dal pm Bianca Maria Cotronei di far luce sulla dinamica della morte. Per Cipolloni, Leonardo è morto per meningite batterica fulminante: gli specialisti la chiamano sindrome di Waterhouse – Friderichsen, un’infezione rara e pericolosa proprio per la rapidità con cui si propaga con conseguenze mortali.

In pratica, non si poteva fare niente per Leonardo. Lo sostiene il consulente della procura, in base alla relazione del quale il pm chiede l’archiviazione. E lo sostengono anche le difese, rappresentate dagli avvocati Giuseppe Mariottini e Barbara Grillo, secondo i quali la letteratura medica parla chiaro: non ci sono sintomi e non c’è cura alla sindrome che ha spezzato la piccola vita di Leonardo. 

I genitori chiedono giustizia: per una madre e un padre la morte di un figlio è impossibile da archiviare. Il loro avvocato Pier Salvatore Maruccio ha discusso ieri davanti al gip del tribunale di Civitavecchia Petti l’opposizione alla richiesta di archiviazione della procura.

Per il legale di parte civile fare qualcosa per Leo era possibile: “Il bambino, quando è arrivato al pronto soccorso, non stava oggettivamente bene e non poteva essere rimandato a casa – ha dichiarato, fin dall’inizio, l’avvocato Maruccio -. La prudenza avrebbe dovuto indurre il medico a portarlo in una struttura più adeguata, a Belcolle, in cui l’analisi del suo stato di salute avrebbe potuto consentire anche un intervento immediato”. 

Si tratta solo di capire se si poteva – e si doveva – intervenire o se, al contrario, la diagnosi sarebbe stata comunque tardiva.

Il gip ha preso tempo. Nei prossimi giorni deciderà se archiviare, disporre nuove indagini o ordinare al pm di formulare il capo di imputazione.


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29 maggio, 2015

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