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Viterbo - Comune - L'assessora Raffaella Valeri replica al partito che le ha chiesto di lasciare l'incarico nella giunta Michelini

“Con quale diritto Sel chiede le mie dimissioni?”

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Raffaella Valeri

Raffaella Valeri 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “…prosegue nella Tuscia il cammino di ricostruzione della sinistra già iniziato con la presentazione della lista alle elezioni provinciali, da percorrere su un piano di pari dignità, dialogo e reciproco ascolto, insieme tutte le forze civiche che abbiano realmente a cuore il territorio”.

Così, sorprendentemente, si chiude il comunicato stampa dell’assemblea provinciale di Sel con il quale si comunica la definitiva decisione – cui la sottoscritta non è neanche stata chiamata a dare la propria opinione – di chiudere con la prima esperienza di governo di questa città per un partito di sinistra, dopo circa venti anni di dominio indiscusso della destra e centrodestra.

Non capisco e non credo che la distruzione di qualcosa possa essere l’inizio di una ipotetica “ricostruzione”. Non penso che questi metodi rappresentino un segnale credibile alla rivendicata “pari dignità, dialogo e reciproco ascolto”.

Sull’ulteriore roboante proclama in ordine all’”insieme tutte le forze civiche…” non posso non ricordare a Sel le mie responsabilità nei confronti dei numerosissimi cittadini che poco più di due anni fa decisero di partecipare alle primarie del centro sinistra in vista delle elezioni amministrative, chiedendo a me di dedicare energie e competenze nel rappresentarli.

Io accettai, nonostante il mio lavoro e la famiglia ne avrebbero risentito certamente, pur di non sentirmi corresponsabile del declino morale e politico della nostra società. Iniziai il mio percorso presentandomi alla città una domenica di febbraio nei locali del Biancovolta in cui misi subito in chiaro che avrei rappresentato tutte le persone che si riconoscevano in quello che individuai come il valore fondamentale della sinistra: il rispetto.

I miei sostenitori si riunirono in un comitato spontaneo che prese il nome di “Viterbo bene comune”.

Sel decise di appoggiare la mia candidatura in occasione delle primarie del centro sinistra, poi di partecipare ad una lista costituita da due simboli (Sel e Viterbo Bene Comune) in occasione delle elezioni amministrative.

Fui eletta e il sindaco mi chiese di entrare nella giunta. Mi sembrò un’occasione da non perdere, avevo il compito di portare il rispetto… tra i valori fondamentali nell’amministrazione della nostra città.

E così iniziai a lavorare, perché fare politica non penso debba essere un lavoro nel senso di “strumento di sostentamento” (ho faticosamente tenuto in piedi il mio lavoro di avvocato), ma richiede molto lavoro: studio, acquisizione di competenze, ascolto, perseveranza nel voler raggiungere gli obiettivi finali nel rispetto delle altrui ragionevoli istanze.

Sono quasi due anni che il sindaco mi ha conferito l’incarico di assessore.

Tra le materie delegatemi la pubblica istruzione, che, notoriamente, è ed è sempre stato l’emblema della sinistra.

L’obiettivo da me individuato, inserito nel programma di mandato del sindaco, è quello di far svolgere al Comune il ruolo, peraltro conferito dalla legge, di riportare l’equilibrio tra le scuole, evitando che esistano scuole di serie A e scuole di serie B e che tutta la cittadinanza quindi possa godere del fondamentale diritto all’istruzione senza disparità di trattamento, evitando ghetti sociali e dannose elite cittadine.

Se Sel avesse rivendicato spazio e rispetto per il lavoro intrapreso in favore della scuola e il diritto allo studio – strumento fondamentale per il raggiungimento dell’uguaglianza – e deliberatamente il sindaco l’avesse negato, questo sì avrebbe giustificato un’uscita dal governo della città e un legittimo motivo per lamentare “la rottura del patto costruito con le primarie”.

Invece no, si decide di uscire dalla maggioranza e di chiedere le mie dimissioni da assessore sulla base di valutazioni politiche e partitiche rivolte a censurare il sindaco in occasione delle elezioni “di palazzo” per la Provincia “abolita”.

Sono valutazioni cui la comunità cittadina non partecipa e fortunatamente non vuole partecipare, che rappresentano la “politica di palazzo” cui mi auguro tutti noi persone normali riusciremo a non adeguarci mai.

Con quale senso di responsabilità un partito che aveva garantito l’appoggio, si arroga il diritto di chiedere le dimissioni di chi è stato eletto e chiamato a governare la città? Sel non si preoccupa affatto delle responsabilità che mi sono assunta nei confronti delle tante persone estranee al partito che hanno riposto la loro fiducia in me, conferendomi il mandato di rappresentarle.

Rimetterò il mio mandato nelle mani del sindaco non appena abbia segnali in questa direzione da parte delle persone che mi hanno votato e che, tuttora, incontrandomi per la strada mi implorano di insistere e di resistere… sino ad allora ho il compito di dare loro voce.

Raffaella Valeri


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12 maggio, 2015

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