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Maxiprocesso Asl - La testimonianza di Massimo Ceccarelli, arrestato nel 2009 con una mazzetta in mano

“Tangenti a metà con Selvaggini”

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La cittadella della salute, sede della Asl

La cittadella della salute, sede della Asl

Ferdinando Selvaggini

Ferdinando Selvaggini 

Viterbo – Finché ha potuto, si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma venerdì ha dovuto parlare.

Massimo Ceccarelli non poteva più rimandare l’appuntamento in aula, con le domande dei magistrati dell’inchiesta Asl e dei difensori dei 29 imputati.

Al maxiprocesso per gli appalti scambiati con tangenti, Ceccarelli è testimone dell’accusa. Venerdì mattina, prima del consigliere comunale Mario Quintarelli e delle trame politiche dietro la gestione della Asl, Ceccarelli ha parlato per circa un’ora degli interessi che ruotavano intorno all’affidamento dei servizi dalla Asl ai privati. Interessi economici.

Vuole evitare quella parola, ma quando il pm Fabrizio Tucci insiste, deve ammettere che, sì: quelle versate dalle aziende in cambio dell’aggiudicazione dei servizi erano vere e proprie tangenti.

Il racconto parte inevitabilmente dal suo arresto, nell’estate 2009. Ceccarelli, delegato della Telbios, azienda subappaltatrice della Telecom, viene beccato dai carabinieri con una mazzetta in mano: 15mila euro dall’imprenditore Michele Di Mario, della Lte srl. “Cinquemila li avrei presi io; 10mila Ferdinando Selvaggini, l’ex responsabile del Centro elaborazione dati della Asl di Viterbo”.

Interrogato subito dopo l’arresto, Ceccarelli si disse “impressionato dai poteri di Selvaggini dentro la Asl”. Sette anni dopo, in aula, chiamatosi fuori dal processo con il patteggiamento, conferma tutto: “Selvaggini era il mio interfaccia con la Asl. Aveva un filo diretto con la direzione generale”. Era determinante sul destino degli appalti: “Teoricamente e come da contratto, Telecom e Telbios avrebbero dovuto scegliere le ditte esecutrici dei lavori. Praticamente sceglieva Selvaggini”. Probabilmente non da solo: quella di far subentrare la Lte nel subappalto per la rete informatica della Asl, secondo Ceccarelli, “era una volontà che veniva dalla direzione della Asl”.

A Di Mario quel subappalto sarebbe costato 30mila euro come “tangente d’ingresso”, 20mila euro all’anno e una percentuale del 6 per cento sul valore dei lavori futuri. Questi erano gli accordi, prima dell’arresto di Di Mario, Selvaggini e Ceccarelli.

Un’altra azienda che pagava tangenti era la Isa, continua Ceccarelli, tramite un contratto di consulenza da 60mila euro a sua moglie, mentre “le imprese Elecom e Panoiva sborsavano mazzette dal 2007”. Di norma, Selvaggini e Ceccarelli dividevano a metà. E scrissero anche a quattro mani il bando per l’appalto dei servizi di Front-office (prenotazioni, punti informativi, centralino e sportelli Asl). Una gara cui anche la Telbios partecipava, con tutti gli interessi del caso: 11 milioni di euro, il valore dell’appalto. “Era una cosa che gestivamo insieme – ammette candidamente Ceccarelli -. Collaboravamo con Selvaggini alla stesura del bando”. Proprio come fosse normale.


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25 maggio, 2015

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