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Viterbo - Il medico legale in aula: "Superfluo aspettare per la trasfusione" - A processo un medico e il titolare della clinica Santa Teresa

Sangue alla bocca, muore dopo dieci giorni

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Fabio Angelucci

Fabio Angelucci

L'ospedale Belcolle di Viterbo

L’ospedale Belcolle di Viterbo

La clinica Nuova Santa Teresa

La clinica Nuova Santa Teresa 

Viterbo – (s.m.) – Dal sangue alla bocca alla morte in poco più di dieci giorni.

Alla sbarra per l’omicidio colposo di un paziente 75enne di Belcolle c’è la dottoressa Sabrina Inciocchi, mentre risponde di lesioni colpose Fabio Angelucci, legale rappresentante del gruppo Ro.Ri., che gestisce la clinica Santa Teresa sulla Tuscanese. 

L’anziano muore il 24 aprile 2009. Al pronto soccorso era arrivato il 13, per una perdita di sangue dalla bocca. Da Belcolle viene portato alla Santa Teresa per mancanza di posti letto. Si rompe un femore due giorni dopo per una caduta in bagno. Riportato all’ospedale viterbese, muore la settimana successiva per emorragia.

All’udienza di ieri, davanti al giudice Silvia Mattei, sono stati ascoltati il medico legale Angelo Stamile e il luogotenente dei Nas Fernando Signore.

Il dottore ha definito carente l’assistenza medica all’anziano, soprattutto nella fase finale del decorso post-operatorio. Il segnale che qualcosa non andava era il valore dell’emoglobina fortemente diminuito. Un campanello d’allarme che, secondo il medico legale, imponeva una trasfusione che non è stata mai fatta. Anche se nessuno, neanche il medico legale, può scommettere sull’esito: “Impossibile dire se il paziente, anziano e con vari problemi di salute, si sarebbe salvato con la trasfusione – ha spiegato il dottor Stamile -. Ma temporeggiare, com’è stato fatto, era superfluo”. 

Per la difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Massatani, la dottoressa avrebbe agito in base alle direttive di altri colleghi, in servizio nelle ore precedenti, che consigliavano di aspettare l’esito di altri esami.

Quanto al luogotenente dei Nas, ispezionò la Santa Teresa il 24 luglio 2009, a tre mesi esatti dalla morte del paziente. La conclusione del carabinieri è che “i bagni non erano attrezzati per chi aveva problemi motori”. Vale a dire, mancavano maniglioni d’appoggio che, per la difesa dell’avvocato Giuliano Migliorati, potevano comunque non essere sufficienti a scongiurare un infortunio. 

Il processo continua a dicembre. Parte civile, la moglie dell’anziano e i suoi tre figli, rappresentati dall’avvocato Massimiliano Fioravanti.


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18 giugno, 2015

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