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Rifiuti - Inchiesta "Vento di maestrale" - Le richieste economiche della società secondo gli inquirenti

Tutti i soldi che Viterbo Ambiente voleva

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Un mezzo di Viterbo ambiente

Un mezzo di Viterbo ambiente 

Inchiesta rifiuti - Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all'uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti – Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) all’uscita dal tribunale 

Carlo Rosario Noto La Diega, presidente del cda di Viterbo Ambiente e governatore del Rotary

Carlo Rosario Noto La Diega, presidente del cda di Viterbo Ambiente e governatore del Rotary

Ernesto Dello Vicario

Ernesto Dello Vicario, dirigente comunale

Inchiesta rifiuti - Fulvio Santini (Viterbo Ambiente) all'uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti – Fulvio Santini (Viterbo Ambiente) all’uscita dal tribunale 

Viterbo – C’era una volta (e c’è ancora) il contratto tra comune e Viterbo Ambiente: 9 milioni di euro all’anno per sei anni per nettezza urbana, raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani. 9 milioni che, secondo gli inquirenti, alla società non bastavano.

“Vento di maestrale”, l’indagine dei carabinieri di Viterbo, del Noe e della polstrada, rivela come l’azienda abbia cercato di fare di tutto per mettersi in tasca ulteriori risorse del comune. Compreso lucrare sui servizi non resi o pessimi, cercando un appoggio nel dirigente comunale Ernesto Dello Vicario. 

Nel 2014 arriva il Pef, Piano economico finanziario. Uno strumento che avrebbe potuto portare più di un altro milione di euro nelle casse di Viterbo Ambiente. Anche se il Pef, da solo, in quanto semplice piano di previsione, non bastava a impegnare fondi per Viterbo Ambiente, secondo quanto dichiarato da Dello Vicario all’interrogatorio di venerdì davanti al gip.

Per gli inquirenti resta comunque un tentativo indicativo della volontà di Viterbo Ambiente di arricchirsi alle spalle di Palazzo dei Priori. E non sarebbe stato l’unico, secondo quanto si legge sull’ordinanza di custodia cautelare. 

Oltre al Pef, c’era l’atto di sottomissione. Un documento che, fin dal nome, non prometteva niente di buono e che equivaleva a un’iniezione di 200mila euro in più ogni anno alla società. Ma la giunta di Palazzo dei Priori non lo approva, si legge nelle carte dell’inchiesta, “proprio perché l’azienda non esegue un servizio soddisfacente”. Duecentomila euro di che? Francesco Bonfiglio, responsabile tecnico commerciale di Viterbo Ambiente ne parla con il consigliere d’amministrazione della società Maurizio Tonnetti: “C’ha mandato Ernesto (Dello Vicario, ndr) quell’atto di sottomissione per tutti quei servizi, le utenze, fregne, cazzi…”. Una dizione estremamente generica che, per la procura, non si allontana molto dalla realtà: secondo il pm Massimiliano Siddi, titolare dell’inchiesta, tutto ciò che viene messo in quell’atto è fittizio. 

Gli investigatori scrivono che è l’assessore Raffaela Saraconi a farlo bocciare. Nelle telefonate con Dello Vicario i toni si alzano: “Io mi sono fatta veramente un di dietro così per stare dietro al problema dei rifiuti, al punto che ho sacrificato altre cose anche più importanti – dice l’assessore al dirigente -. Quindi o il problema si risolve o a costo di rompergli l’osso del collo si va alla rescissione. Questi devono capì proprio in parole brutte che hanno un contratto e lo devono rispettà”.

Viterbo Ambiente non sembra averne intenzione, almeno dalle intercettazioni di Bonfiglio, che all’altro arrestato Fulvio Santini, responsabile del servizio rifiuti per Viterbo e Montefiascone, dirà che l’importante è “che loro (il comune, ndr) abbiano l’impressione che noi dopo l’incontro abbiamo cambiato il passo”. In pratica, Bonfiglio suggerirebbe di puntare più sull’apparenza che sulla sostanza: far sembrare di pulire può rivelarsi più conveniente di pulire realmente. 

Altri 600mila euro, Viterbo Ambiente li avrebbe voluti a titolo di adeguamento Istat che, nel Pef, saranno alla fine quantificati in 273mila euro.


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7 giugno, 2015

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