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Inchiesta rifiuti "Vento di maestrale" - Ieri pomeriggio il lungo colloquio col pm Massimiliano Siddi

Viterbo Ambiente, Bonfiglio interrogato per tre ore

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Inchiesta rifiuti - Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all'uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti – Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) all’uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti - Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all'uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti – Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all’uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti - Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all'uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti – Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all’uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti - Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all'uscita dal tribunale

Inchiesta rifiuti – Francesco Bonfiglio (Viterbo Ambiente) col suo avvocato all’uscita dal tribunale

Viterbo – (s.m.) – Tre ore di interrogatorio davanti al pm.

Tanto è durato il confronto in procura di Francesco Bonfiglio, 59 anni, responsabile tecnico commerciale di Viterbo Ambiente.

Bonfiglio, arrivato ieri pomeriggio alle 15 al palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino, è uscito solo alle 18. 

E’ agli arresti domiciliari per frode in pubbliche forniture, truffa e falso, in relazione all’appalto affidato dal comune a Viterbo Ambiente per la nettezza urbana. Il blitz “Vento di maestrale” di polstrada, carabinieri di Viterbo e uomini del Noe di Roma era scattato all’alba del 3 giugno. Nove arresti per due filoni d’indagine: da un lato Viterbo Ambiente e i continui disservizi pagati comunque a peso d’oro; dall’altro la presunta truffa del combustibile da rifiuto prodotto in quantità minime anziché regolamentari, percependo importi milionari. Due versanti diversi di una stessa inchiesta, come due facce della stessa medaglia: in ogni caso, secondo gli inquirenti, un servizio mai reso o di scarsa qualità veniva retribuito come se fosse a regola d’arte. 

Agli interrogatori della scorsa settimana, Bonfiglio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non una parola. Né al gip, né ai giornalisti fuori dal tribunale. Ma l’interrogatorio di ieri pomeriggio è stato lui a chiederlo, per cercare di entrare nel dettaglio delle clausole contrattuali col comune di Viterbo.

La procura contesta il mancato spazzamento delle strade con le spazzatrici meccaniche, cui sarebbero stati tolti i gps. Una manomissione tutt’altro che accidentale, secondo gli inquirenti, ma fatta di proposito per impedire un attento monitoraggio delle spazzatrici e, quindi, un riscontro preciso di quanto effettivamente lavoravano. Per il pm Massimiliano Siddi, il disservizio sarebbe durato almeno da febbraio a novembre 2014, mese in cui spunta un’intercettazione tra Bonfiglio e l’altro arrestato Maurizio Tonnetti, che si accordano per far figurare che lo spazzamento è stato svolto manualmente, tramite operatori ecologici. Della serie: non solo non pulivano, secondo le indagini, ma erano anche pronti a chiedere maggiori costi per un personale in realtà mai utilizzato per quel servizio.

Quella di Bonfiglio, stando a quanto emerso dall’inchiesta, sarebbe più una filosofia del “sembrare di fare”, piuttosto che del “fare”. Contro un allora assessore ai Lavori pubblici Raffaela Saraconi, che si rifiuta di pagare anche un solo euro in più per un servizio che non funziona, Bonfiglio dice all’altro arrestato Fulvio Santini che “l’importante è che loro (il comune, ndr) abbiano l’impressione che noi dopo l’incontro abbiamo cambiato il passo”. “Non interessa se il servizio di pulizia delle strade venga fatto a regola d’arte, ma che si dia solo un’impressione in tal senso”, concludono gli investigatori, in base a quell’intercettazione.

I contenuti dell’interrogatorio restano top-secret. Bonfiglio avrà cercato senza dubbio di ribattere punto per punto, conversazione per conversazione. E’ probabile che abbia sollevato il problema della discarica, che non prendeva più rifiuti da spazzamento in quel periodo. E il pm potrebbe avergli chiesto anche dei rapporti con il dirigente comunale arrestato Ernesto Dello Vicario. Rapporti ritenuti dagli investigatori un po’ troppo confidenziali.

Resta il fatto che Dello Vicario ha parlato e spiegato anche a lungo le sue ragioni davanti al gip, smentendo categoricamente di voler fare più il bene di Viterbo Ambiente che quello del comune e ottenendo la revoca dei domiciliari dopo tre giorni, come il presidente di Viterbo Ambiente Carlo Rosario Noto La Diega. Per Bonfiglio e per gli altri tre indagati del filone Viterbo Ambiente, invece, il gip ha mantenuto la custodia cautelare, così come per tutti i quattro indagati del filone Casale Bussi. 

La prossima settimana saranno discussi i ricorsi al tribunale del Riesame.

In entrambi i filoni la procura ha contestato l’associazione a delinquere, mantenuta dal gip per il solo capitolo Casale Bussi ed esclusa per Viterbo Ambiente. In pratica, Bonfiglio, Dello Vicario ecc. non sono stati arrestati per associazione a delinquere ma, fino a eventuali archiviazioni, restano indagati per la stessa, pesante accusa. 


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13 giugno, 2015

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